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“Lui il paziente zero”: Hantavirus, la scoperta è inquietante

L’epidemia di Hantavirus scoppiata a bordo della nave da crociera MV Hondius continua a far discutere le autorità sanitarie internazionali. Nelle ultime ore l’Organizzazione Mondiale della Sanità avrebbe identificato quello che viene considerato il paziente zero del focolaio che ha già provocato morti, contagi e allerta in diversi Paesi europei.

Secondo la ricostruzione epidemiologica, tutto partirebbe da Leo Schilperoord, un ornitologo olandese di 70 anni che insieme alla moglie Mirjam Schilperoord stava attraversando il Sudamerica durante un lungo viaggio dedicato al birdwatching.

Una vacanza trasformata in tragedia e che, secondo gli investigatori sanitari, avrebbe dato origine a una catena di contagi partita da una discarica nella Terra del Fuoco e arrivata fino all’Europa.

Il viaggio in Sudamerica e la tappa che avrebbe cambiato tutto

La coppia era partita nei mesi precedenti per un tour tra Argentina, Cile e Uruguay, spostandosi tra zone naturalistiche e aree frequentate dagli appassionati di ornitologia. Secondo la ricostruzione dell’OMS, il possibile contatto con il virus sarebbe avvenuto a Ushuaia, nella Terra del Fuoco argentina, durante una visita a una discarica a cielo aperto frequentata da condor e altri uccelli necrofagi.

Proprio lì sarebbero presenti i cosiddetti ratti dalla coda lunga, roditori considerati portatori del ceppo andino dell’Hantavirus, la variante più temuta perché in grado, in casi rari, di trasmettersi anche da persona a persona. Pochi giorni dopo quella visita, il 1 aprile 2026, Leo e Mirjam Schilperoord si sarebbero imbarcati sulla nave da crociera MV Hondius per una traversata in Antartide.

I primi sintomi e la morte a bordo della nave

I primi sintomi sarebbero comparsi il 6 aprile. Febbre, mal di testa e problemi intestinali inizialmente interpretati come un malessere comune durante la navigazione. Con il passare dei giorni però le condizioni di Leo Schilperoord sarebbero peggiorate rapidamente fino alle difficoltà respiratorie dell’11 aprile.

L’uomo sarebbe morto direttamente a bordo della nave, ma inizialmente il decesso sarebbe stato comunicato ai passeggeri come “naturale” e non collegato a un’infezione contagiosa. Secondo alcune testimonianze raccolte successivamente, nei giorni successivi nessuna misura sanitaria rigida sarebbe stata adottata sulla nave. I passeggeri avrebbero continuato a frequentare buffet, aree comuni e attività collettive senza mascherine o isolamento.

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