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“Lui il paziente zero”: Hantavirus, la scoperta è inquietante

I dodici giorni senza isolamento e la diffusione del virus

Uno degli aspetti che sta facendo più discutere riguarda proprio il periodo successivo alla morte del presunto paziente zero. Per circa dodici giorni, secondo diverse ricostruzioni, non sarebbero stati applicati protocolli sanitari adeguati nonostante altri passeggeri iniziassero ad accusare sintomi. Anche la moglie di Leo, Mirjam, avrebbe continuato a stare a contatto con altre persone durante la traversata e dopo lo sbarco.

Il 24 aprile la donna sarebbe scesa dalla nave a Sant’Elena già infetta. Il giorno successivo avrebbe preso un volo commerciale verso Johannesburg insieme ad altri passeggeri, morendo poco dopo in Sudafrica.

È proprio a quel punto che le autorità sanitarie internazionali avrebbero iniziato a sospettare un possibile focolaio legato alla variante andina dell’Hantavirus.

Cos’è il ceppo andino e perché preoccupa gli esperti

La maggior parte degli Hantavirus si trasmette attraverso il contatto con urine, saliva o feci di roditori infetti. La variante andina, però, viene considerata diversa perché in rare circostanze può trasmettersi anche tra esseri umani. Secondo gli esperti, il tasso di mortalità del ceppo andino può arrivare fino al 40%.

L’OMS ha comunque cercato di rassicurare la popolazione spiegando che il virus non avrebbe una trasmissibilità simile a quella del Covid-19 e che il rischio per il pubblico generale resterebbe basso.

Nonostante questo, il fatto che diversi passeggeri abbiano viaggiato tra Sudafrica ed Europa prima dell’identificazione ufficiale del focolaio ha fatto scattare controlli sanitari in più Paesi.

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Sorveglianza anche in Italia

Tra i Paesi coinvolti nelle attività di monitoraggio compare anche l’Italia. Secondo quanto emerso, alcuni passeggeri transitati sugli stessi voli collegati alla nave sarebbero stati posti sotto osservazione sanitaria in diverse regioni italiane, tra cui Calabria, Campania, Toscana e Veneto.

Al momento non risultano focolai estesi nel nostro Paese e il Ministero della Salute ha ribadito che il rischio per la popolazione resta contenuto.

Gli esperti, però, stanno monitorando con attenzione l’evoluzione del caso anche per via del lungo periodo di incubazione dell’Hantavirus, che può arrivare fino a diverse settimane.

Le polemiche sulla gestione sanitaria della nave

Il caso della MV Hondius sta aprendo anche un forte dibattito sulla gestione sanitaria a bordo delle grandi navi da crociera. Molti passeggeri hanno denunciato una comunicazione insufficiente e la mancanza di strumenti diagnostici immediati durante i giorni successivi alla morte di Leo Schilperoord.

Le autorità internazionali stanno ora cercando di ricostruire tutta la catena dei contatti avvenuti tra aprile e maggio per evitare ulteriori diffusioni del virus. Nel frattempo, la vicenda dell’ornitologo olandese diventato il presunto paziente zero resta uno dei casi sanitari più discussi delle ultime settimane.

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