
Il giornalismo italiano è in lutto per la scomparsa di Fabio Scuto. Il cronista, considerato una delle firme più autorevoli e attente nel racconto degli scenari internazionali, è morto all’età di 68 anni. Nel corso della sua carriera ha seguito per decenni alcuni dei passaggi più delicati della storia recente tra Medio Oriente e Nord Africa, mantenendo un approccio rigoroso e basato sull’osservazione diretta.
Scuto amava presentarsi come “giornalista e viaggiatore”, definizione essenziale che sintetizzava un percorso professionale costruito sul campo, tra conflitti, trasformazioni politiche e società in continua evoluzione. Laureato in Storia e Scienze Geografiche alla Sapienza e formatosi anche con un master alla Luiss, aveva un profilo orientato all’analisi, ma capace di tradursi in un racconto chiaro e documentato per il grande pubblico.

L’ingresso a Repubblica e il lavoro negli Esteri
Il suo ingresso nella redazione di Largo Fochetti risale al 1987. Fu Eugenio Scalfari a riconoscerne le capacità, scegliendo di inserirlo nell’area Esteri con l’obiettivo di rafforzare la copertura internazionale. Da quel momento, Scuto ha costruito un curriculum di lungo corso fondato su missioni, reportage e ricostruzioni in alcuni dei contesti più complessi del panorama globale.
Nel tempo ha firmato servizi e approfondimenti da Paesi come Marocco, Algeria, Libia, Iraq e Siria, con un lavoro caratterizzato da continuità e presenza sul territorio. La sua attività è stata ricordata da colleghi e addetti ai lavori per l’attenzione ai dettagli e la capacità di tenere insieme i fatti, il contesto e le conseguenze sugli equilibri regionali.
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