
Il mondo dell’atletica leggera e, in particolare, la comunità sportiva di Reggio Emilia piangono la scomparsa di Italo Lazzaretti, morto lunedì scorso all’età di 79 anni. La notizia ha colpito profondamente chi lo ha conosciuto in pista e fuori, dove era considerato un punto di riferimento per serietà, determinazione e disponibilità.
La sua storia è legata in modo indissolubile a un lungo percorso di convivenza con una patologia neurologica degenerativa. A 46 anni, infatti, a Italo Lazzaretti venne diagnosticato il morbo di Parkinson, malattia che ha affrontato per trentatré anni, continuando a rimanere attivo nello sport e nella vita associativa con un approccio improntato alla disciplina e alla continuità.
La famiglia ha ricevuto numerosi messaggi di cordoglio. La sorella Luisa, nel ricordarlo pubblicamente, ha richiamato la forza con cui il fratello aveva reagito alla diagnosi e la costanza con cui aveva cercato di non rinunciare agli impegni. Nel dolore restano la moglie Valentyna, la figlia Laura e i parenti.
L’ultimo saluto si è svolto presso il nuovo cimitero di Coviolo, a Reggio Emilia, dove amici, conoscenti e appassionati hanno partecipato per manifestare vicinanza. Successivamente, come comunicato, è prevista la cremazione.

Una vita a Reggio Emilia tra sport e lavoro
Nato a Reggio Emilia il 20 luglio 1946, Italo Lazzaretti ha vissuto sempre nella sua città, costruendo un percorso personale e professionale radicato nel territorio. Accanto all’attività agonistica, ha portato avanti un impegno lavorativo nell’industria metalmeccanica locale, settore nel quale aveva maturato competenze solide e una reputazione di affidabilità.
Fin da bambino aveva coltivato, oltre allo sport, un forte interesse per i motori e per la meccanica. Nella biografia pubblicata sul suo blog personale, ricordava come, ancora prima delle scuole elementari, fosse già in grado di riconoscere modelli di moto e automobili ascoltandone il rumore del motore: un dettaglio che racconta la precocità di una passione rimasta costante nel tempo.
Quell’attenzione alla tecnica e al funzionamento delle cose è stata spesso descritta come un tratto distintivo del suo carattere: precisione, metodo e capacità di trasformare gli interessi in competenze utili. Elementi che, secondo chi lo frequentava, ritornavano anche nella sua impostazione sportiva e nella gestione degli allenamenti.
Il percorso nell’atletica leggera: dagli ostacoli alle distanze medie
Il rapporto con l’atletica leggera iniziò ufficialmente nel 1961 e proseguì a lungo, con attività agonistica che arrivò fino al 2007. In gioventù, Italo Lazzaretti si affermò come ostacolista, specializzandosi nei 400 metri ostacoli, disciplina particolarmente impegnativa per le richieste di velocità, coordinazione e resistenza.
Nel corso degli anni, adattando il proprio impegno alle diverse fasi fisiche e atletiche, passò anche alle distanze degli 800 metri e poi dei 1500 metri, mantenendo una presenza costante nelle competizioni. Questa evoluzione fu parte di un percorso sportivo continuativo, segnato dalla ricerca di nuove sfide e dalla volontà di restare competitivo nel tempo.
La diagnosi di morbo di Parkinson, arrivata quando aveva 46 anni, cambiò inevitabilmente il quadro complessivo. Tuttavia, secondo quanto raccontato dai familiari e da chi lo ha seguito, Lazzaretti impostò la quotidianità con un obiettivo chiaro: continuare a muoversi, allenarsi quando possibile e rimanere inserito nell’ambiente sportivo, mantenendo una routine compatibile con le condizioni di salute.
Quando l’evoluzione della patologia rese progressivamente più difficile la presenza costante sulle piste, la sua partecipazione allo sport non si interruppe. In seguito, infatti, si dedicò al tennis da tavolo con il club Arsenal di Cadelbosco Sopra, proseguendo l’attività in un contesto più adatto alle nuove esigenze fisiche e continuando a coltivare il valore dell’allenamento e della socialità.
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