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“Ma c’era anche lui”: parata del 2 giugno, esplode la protesta della Chiesa

Le parole del vescovo Savino: il ruolo dei cappellani nelle Forze armate

Alla vigilia della parata, il vescovo di Cassano all’Ionio Francesco Savino, vicepresidente della Cei e vice del cardinale Matteo Zuppi, ha dichiarato all’Ansa che la presenza dei cappellani non dovrebbe essere letta dentro la cornice della sfilata, quasi fosse parte dell’apparato celebrativo delle armi.

Secondo quanto riportato, Savino ha richiamato la funzione specifica di questi sacerdoti: accompagnare sul piano umano e spirituale il personale in divisa, tutelare la coscienza, ribadire il valore inviolabile di ogni vita e portare una parola di pace in contesti segnati da fatica, paura e sofferenza.

La posizione di Pax Christi sulla parata del 2 giugno

Critiche alla presenza dei cappellani militari alla parata del 2 giugno sono state espresse anche da Pax Christi, movimento cattolico per la pace nato nel 1945, che ha contestato la scelta definita inedita.

In un successivo intervento, monsignor Savino ha ribadito a Repubblica la propria valutazione: rispetto per le persone coinvolte, ma preoccupazione per il messaggio che quel gesto può trasmettere.

Il richiamo a don Milani e il tema dell’obiezione di coscienza

La discussione assume un rilievo particolare anche per la coincidenza con i 60 anni dal processo a don Lorenzo Milani, finito a giudizio per la lettera in cui criticava i cappellani militari e difendeva l’obiezione di coscienza.

In quel testo, il priore di Barbiana contestava l’idea di patria e definiva le armi strumenti di morte e distruzione, contrapponendo quelle che riteneva le sole “armi” legittime: lo sciopero e il voto. Don Milani e Luca Pavolini, direttore del settimanale del Pci che pubblicò la lettera, furono assolti in primo grado ma condannati in appello nel 1967, quando il sacerdote era già morto.

Il riferimento dell’arcivescovo Gambelli e l’attualità del dibattito

Sul tema è intervenuto anche l’arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli, richiamando un passaggio legato alla figura di don Milani. Secondo quanto riportato, Gambelli ha osservato che il priore di Barbiana si sarebbe sbagliato nel prevedere che divise e cappellani sarebbero rimasti soltanto nei musei.

Proprio perché quella previsione non si è realizzata, la riflessione sul rifiuto della guerra e delle armi resta, secondo l’arcivescovo, attuale. Un nodo che, anche alla luce della presenza dei cappellani militari alla parata del 2 giugno, continua a generare confronto e divisioni nel mondo cattolico.

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