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Madre e figlia avvelenate con ricina, audio sul padre cambia tutto: cosa si è scoperto

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Proseguono le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, decedute a dicembre a Pietracatella, in provincia di Campobasso, dopo un avvelenamento da ricina. Nelle ultime ore è tornato al centro dell’inchiesta un audio registrato durante il primo sopralluogo nell’abitazione, riascoltato ora dagli investigatori perché ritenuto potenzialmente rilevante.

Il procedimento, al momento senza indagati, ipotizza un duplice omicidio premeditato. Gli accertamenti si concentrano sulla ricostruzione delle ore trascorse in famiglia nei giorni di Natale, dalla cena del 23 dicembre fino ai malori che hanno preceduto la morte delle due donne. Le analisi effettuate nelle scorse settimane hanno indicato la presenza della tossina nel sangue delle vittime, mentre la posizione degli altri familiari resta oggetto di verifiche.

Indagini a Pietracatella: ricina e nuovo audio sul padre delle vittime

Audio del sopralluogo e attenzione su Gianni Di Vita

L’elemento riemerso riguarda Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara. Nella registrazione si sente una dottoressa dell’ospedale di Campobasso riferire agli agenti alcuni valori clinici che, se confermati dagli atti e correttamente contestualizzati, vengono ora valutati dagli inquirenti anche in relazione all’ipotesi di un possibile contatto con la ricina.

Nell’audio, la dottoressa afferma: “Ti dico quello che sto osservando: allora Di Vita ha più di 112mila piastrine…”. Subito dopo aggiunge: “Poi un’altra cosa: la bilirubina totale è alta. È alta per Sara, Antonella e anche Gianni Di Vita: aumenta sempre di più, è indiretta e non coniugata”.

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