
Il silenzio degli abissi, le immersioni estreme e una lunga attesa carica di angoscia. Nelle acque delle Maldive, dove il mare richiama ogni anno subacquei da tutto il mondo, continua senza sosta la delicata operazione di recupero dei corpi dei cinque italiani morti durante un’immersione nella grotta di Dhekunu Kandu, nei pressi dell’atollo di Alimathà. Una tragedia che ha sconvolto famiglie, amici e l’intera comunità subacquea internazionale, mentre emergono nuovi dettagli sulle difficoltà tecniche affrontate dai soccorritori e sulle ipotesi investigative che cercano di chiarire cosa sia accaduto in quei drammatici minuti sott’acqua.

Maldive, il recupero dei sub italiani intrappolati nella grotta
Le operazioni di recupero stanno procedendo con estrema cautela. Come riporta Leggo, nella giornata di martedì gli speleosub finlandesi di Dan Europe sono riusciti a riportare in superficie i corpi della professoressa Monica Montefalcone e del biologo marino Federico Gualtieri, due delle vittime disperse da giovedì scorso. I due si trovavano nella parte più remota della grotta sommersa di Dhekunu Kandu, a oltre sessanta metri di profondità.
Con loro erano rimaste intrappolate anche la figlia della docente, Giorgia Sommacal, 22 anni, e la ricercatrice Muriel Oddenino, 31 anni. Il recupero è stato reso particolarmente complesso dalla conformazione della cavità subacquea: cunicoli stretti, sedimenti facilmente sollevabili e visibilità quasi azzerata in caso di movimento brusco.
La missione viene condotta in stretta collaborazione con la Maldives National Defence Force, la polizia locale e le autorità italiane presenti a Malé. Gli specialisti hanno utilizzato sofisticate attrezzature tecniche, tra cui scooter subacquei e rebreather, dispositivi che consentono di riciclare il gas respirato eliminando l’anidride carbonica e reintegrando l’ossigeno consumato. Una tecnologia fondamentale per immersioni tanto profonde quanto rischiose.
Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva