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Mamma e figlia avvelenate, spunta nuova pista: “È successo in casa, due flebo”. Come è possibile

La cena del 23 dicembre e l’ipotesi dell’avvelenamento in due fasi

Una possibile chiave interpretativa è stata indicata da Pietro Terminiello, avvocato di uno dei medici indagati, che ha prospettato un avvelenamento in due fasi. Secondo questa impostazione, la prima esposizione alla sostanza potrebbe essere avvenuta durante la cena del 23 dicembre, appuntamento familiare ritenuto centrale per la cronologia dei fatti.

In quel contesto, viene sottolineata l’assenza della primogenita Alice, che quella sera non era in casa perché uscita con amici. Proprio il telefono di Alice, secondo quanto emerso, dovrebbe essere sottoposto ad accertamenti irripetibili, verifiche tecniche che mirano a cristallizzare dati e informazioni utili all’indagine, evitando che possano alterarsi o andare perduti.

La seconda fase di intossicazione, sempre secondo la ricostruzione indicata dal legale, potrebbe essersi verificata il 26 dicembre. Quel giorno madre e figlia avrebbero ricevuto flebo a domicilio per contrastare una condizione di disidratazione, somministrate da un amico sanitario. È uno dei punti su cui gli inquirenti stanno raccogliendo ulteriori riscontri, perché potrebbe aiutare a chiarire tempi e modalità dell’avvelenamento.

Nel ragionamento difensivo emerge anche una domanda che orienta parte degli approfondimenti: «La fonte di contaminazione può essere stata diversa dal cibo?». Terminiello, insieme alla collega Graziella De Rio, avrebbe intenzione di ascoltare il sanitario nell’ambito di un’attività di indagine difensiva, mentre le autorità confermano l’esistenza dell’episodio legato alle infusioni endovenose.

Le verifiche della Scientifica e l’attesa degli esiti autoptici

La ricostruzione investigativa passa anche dal lavoro sul campo. La Scientifica sarebbe pronta a ulteriori sopralluoghi, mentre l’abitazione nella palazzina di via del Risorgimento resta sotto sequestro. In questo quadro, uno degli aspetti più delicati riguarda la possibilità di recuperare materiale utile alle analisi: chi indaga, secondo quanto filtra, non sarebbe ottimista sul ritrovamento dei flaconi utilizzati per le flebo.

Parallelamente, i tempi degli accertamenti medico-legali si stanno allungando. La consegna degli esiti dell’autopsia sarebbe stata rinviata di circa un mese, a causa della complessità delle verifiche richieste dal caso. Il dato viene ritenuto rilevante perché gli esami autoptici e tossicologici possono contribuire a definire con maggiore precisione l’evoluzione dell’intossicazione e la compatibilità con le varie ipotesi in campo.

Nel frattempo, l’attenzione degli inquirenti resta concentrata sulle discrepanze riscontrate nelle dichiarazioni raccolte finora e sulla necessità di ricondurre ogni elemento a una sequenza temporale verificabile. L’obiettivo è chiarire cosa sia accaduto tra il 23 e il 26 dicembre, individuando con precisione contatti, spostamenti e circostanze in cui la sostanza potrebbe essere stata assunta o somministrata.

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