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“Massimo, ma tu…”. Bossetti, la domanda shock della moglie in carcere

Roberta Bruzzone Massimo Bossetti

Una domanda pronunciata durante un colloquio in carcere continua, a distanza di anni, a richiamare l’attenzione sulla vicenda dell’omicidio di Yara Gambirasio. A rivolgerla a Massimo Bossetti fu la moglie, Marita Comi, nelle fasi iniziali successive all’arresto del muratore di Mapello.

La condanna all’ergastolo nei confronti di Bossetti è definitiva. Restano tuttavia oggetto di ricostruzioni e dibattito alcuni elementi precedenti alla scomparsa della tredicenne di Brembate Sopra, in particolare l’eventualità di un contatto tra la giovane e il suo assassino.

Omicidio Yara Gambirasio, la frase di Marita Comi al marito Bossetti riapre gli interrogativi sulla sera della scomparsa

Massimo Bossetti e la frase di Marita Comi in carcere

Nel corso di una visita in carcere, secondo quanto emerso dalle intercettazioni, Marita Comi si rivolse al marito con parole che hanno continuato a suscitare interrogativi: “Ti ricordi che anche prima (prima dell’arresto, ndr) ti chiedevo di quella sera…” avrebbe detto secondo quanto riportato dal Corriere della Sera.

Il riferimento, rimasto privo di un chiarimento pubblico sul suo preciso significato, ha alimentato negli anni ipotesi su eventuali dubbi o elementi che la donna avrebbe potuto aver colto prima dell’arresto di Massimo Bossetti.

Quella conversazione non ha inciso sull’esito processuale, ma rappresenta uno dei passaggi più commentati della vicenda Bossetti-Yara Gambirasio. Al momento, non sono stati resi noti ulteriori dettagli in grado di definire con certezza il contesto della domanda.

Yara Gambirasio, l’ipotesi di un contatto prima della scomparsa

Durante il processo, una testimone dichiarò di avere visto, nel mese di settembre, una ragazza salire a bordo di un’auto grigia parcheggiata accanto alla sua. Alla guida, secondo il suo racconto, ci sarebbe stato un uomo che la donna identificò in Bossetti.

“Nel periodo di settembre vidi una ragazzina che saliva sull’auto grigia parcheggiata vicino alla mia, al volante c’era un uomo dagli occhi di ghiaccio. Era Bossetti”.

Come riportato dal Corriere della Sera, la deposizione sarebbe stata considerata compatibile con una delle ipotesi valutate nel corso delle indagini. Un ex investigatore ha riferito: “L’idea, per molti di noi, è che il movente fosse da ricercare in una relazione, o in un adescamento, nato prima del giorno della scomparsa”.

Si tratta di una ricostruzione che, secondo questa prospettiva investigativa, collocherebbe un possibile incontro tra Yara e il suo assassino prima del 26 novembre 2010, giorno della scomparsa della giovane.

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