Vai al contenuto
Questo sito contribuisce alla audience di

Michela Murgia, il clamoroso retroscena dopo la morte: cos’hanno scoperto

Michela Murgia se n’è andata il 10 agosto, a causa di un cancro al polmone. In questa settimana, dalla sua scomparsa, non si fa altro che parlare di lei, del suo funerale e della sua famiglia. Infatti, la Murgia, pare abbia lasciato anche un “armadio speciale”. Si trova nello studio legale di Cathy Latorre, avvocata e amica della scrittrice. All’interno di quest’armadio sono conservati tutti i fascicoli riguardanti le cause intentate negli ultimi quattro anni contro chi la insultava pesantemente e gratuitamente sui social. (continua)

Leggi anche: Michela Murgia, perchè hanno messo i carciofi sulla bara: il motivo mette i brividi

Leggi anche: Michela Murgia, le ultime ore di vita: il gesto da brividi di Roberto Saviano

Michela Murgia

Michela Murgia, l’armadio delle cause

In mano dell’avvocata Cathy Latorre, amica cara a Michela Murgia, fascicoli di cause che riguardano gli insulti di chi, sui social, non si risparmiava in critiche verso la scrittrice. Decine di cause sono già state vinte, altre invece sono ancora in corso. Latorre, al Corriere della Sera, ha raccontato: “Nel 2019 decidemmo, insieme, che non potevamo più ingoiare e basta. Bisognava rispondere in sede giudiziaria. Non con querele penali, bensì per via civile. Perché Michela ed io eravamo convinte che il reato di diffamazione sarebbe da depenalizzare e non dovrebbe intasare i tribunali penali che si occupano di reati più gravi. Meglio agire per via civile con forme di giustizia riparativa ovvero attraverso richiesta di risarcimento danni e richiesta di scuse” (continua dopo la foto)

Leggi anche: Michela Murgia, il marito racconta il suo rapporto con la scrittrice e i suoi ultimi giorni

Michela Murgia

Le motivazioni degli haters

Dopo le indagini per profilare gli haters, Michela Murgia ed il suo avvocato, hanno fatto partire le prime lettere con richiesta di mediazione civile: “In quella sede – ha spiegato Latorre – si può trovare un accordo: per esempio con una lettera di scuse e una donazione in denaro a un’associazione decisa da Michela. L’80 per cento dei casi si sono risolti così. Michela ha partecipato a molte mediazioni e ogni volta si stupiva di come i tentativi di giustificazione fossero sempre gli stessi: ‘non avevo capito… non volevo offendere…’. Abbiamo decine di lettere di scuse in cui odiatori e odiatrici si pentivano, ma solo quando si trattava di dover mettere mano al portafoglio“.

powered by Romiltec

©Caffeina Media s.r.l. 2025 | P. IVA: 13524951004


Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure