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“Morti così!”. Maldive, cosa è successo agli italiani: arrivano le autopsie

Le ipotesi di dinamica: profondità, grotte e possibili criticità

Dalle prime ricostruzioni emerge uno scenario ancora da definire nei dettagli. Le vittime sarebbero rimaste bloccate a circa -60 metri di profondità in un sistema di grotte ritenuto complesso, con passaggi che possono rendere difficili l’orientamento e la risalita.

Tra gli elementi al vaglio ci sono le registrazioni e i dispositivi recuperati durante le operazioni di soccorso, compresi strumenti di ripresa utilizzati in immersione. Gli inquirenti stanno esaminando le action-cam GoPro recuperate dal team di soccorso finlandese, che potrebbero contribuire a ricostruire con maggiore accuratezza la sequenza degli eventi.

Le immagini, se utilizzabili, potrebbero chiarire se vi siano stati errori di navigazione, difficoltà sopraggiunte all’interno dell’ambiente sommerso o anomalie legate all’attrezzatura. In questa fase non viene indicata una responsabilità, ma si procede con verifiche tecniche per definire un quadro fondato su elementi oggettivi.

Il lavoro combinato di autopsie, analisi dei materiali e raccolta di testimonianze servirà a stabilire non solo la causa medica del decesso, ma anche le circostanze che l’hanno determinata. La complessità del contesto subacqueo rende necessario un approccio specialistico su più fronti.

Le reazioni e l’attesa dei familiari

Nel frattempo continuano a emergere dettagli sulle persone coinvolte. In ambito universitario, per la professoressa associata Monica Montefalcone (Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova) e per l’assegnista di ricerca Muriel Oddenino risulta che nei profili istituzionali dell’ateneo compaia la dicitura “Persona non trovata”.

Tra colleghi e studenti la notizia ha generato commozione, mentre le famiglie attendono risposte dagli accertamenti. L’avvocato della famiglia Montefalcone, Pugliese, ha sottolineato la prudenza in questa fase: “Non siamo nella fase di poter fare ipotesi”.

Lo stesso legale ha ribadito che la docente era impegnata in un’attività scientifica e non in una semplice immersione ricreativa, tema che le indagini dovranno chiarire nel dettaglio in relazione ai rapporti con l’organizzazione dell’Università di Genova e alla definizione delle attività effettivamente svolte sul posto.

Secondo l’avvocato Albert, per i familiari la priorità resta comprendere le cause del decesso. Le autopsie e l’analisi della documentazione rappresentano il passaggio chiave per ricostruire le ultime ore dei cinque sub e fornire un quadro definitivo su una tragedia che ha scosso il mondo accademico e quello della subacquea scientifica.

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