Le “sei fiale” in poco tempo e gli accertamenti preliminari
Uno dei punti principali evidenziati dall’accusa, riportata dal Messaggero, riguarda le dosi somministrate: alla paziente sarebbero state iniettate sei fiale in un intervallo di tempo ristretto, perché le prime somministrazioni non avrebbero prodotto l’effetto atteso. Nell’impianto accusatorio viene inoltre richiamata l’assenza di esami radiografici preliminari prima dell’estrazione.
Gestione dell’emergenza nello studio: massaggio cardiaco e defibrillatore
La Procura pone l’attenzione anche su ciò che sarebbe accaduto dopo il malore. In particolare, secondo quanto ricostruito, il massaggio cardiaco sarebbe stato effettuato sulla poltrona odontoiatrica e non su un piano rigido. Viene inoltre contestato che non sarebbe stato impiegato il defibrillatore disponibile all’interno dello studio, elemento ritenuto rilevante nella valutazione complessiva delle condotte.

La posizione della famiglia e le dichiarazioni del padre
La famiglia di Gaia Pagliuca non si è costituita parte civile, scelta motivata con la volontà di limitare l’esposizione mediatica. Restano però agli atti le parole affidate dal padre al proprio legale, in un passaggio che richiama il dolore per la perdita e la richiesta di accertamento delle responsabilità. L’uomo ha dichiarato: “Chi ha sbagliato dovrà pagare per le sue colpe e devono essere presi provvedimenti, anche a tutela di futuri pazienti. Io piango una figlia sanissima”.
L’udienza del 26 maggio sarà il primo snodo decisivo per stabilire se il procedimento approderà a processo, sulla base degli elementi raccolti dall’accusa e delle difese presentate dagli indagati.