Da agosto 2026 lo stop alle bustine: cosa prevede il regolamento Ue Ppwr
La finalità dichiarata del Ppwr è la riduzione dei rifiuti da imballaggio: l’obiettivo indicato è un taglio del 15% pro capite entro il 2040 rispetto ai livelli del 2018. Il regolamento si inserisce in una strategia più ampia che mira a limitare gli imballaggi non necessari e a incrementare l’utilizzo di materiali riciclati.
Un punto centrale riguarda la plastica, individuata tra le principali fonti di inquinamento. In concreto, nelle attività di ristorazione dovrebbero uscire progressivamente dall’uso bustine monouso per ketchup, maionese e condimenti analoghi, oggi molto diffuse soprattutto nei contesti a consumo rapido.
Scadenze e obblighi: quote di materiale riciclato negli imballaggi
Il regolamento definisce tappe graduali. Entro il 2030, almeno il 35% degli imballaggi in plastica dovrà essere composto da materiale riciclato. La misura punta a rendere più sostenibile la filiera e a favorire un mercato orientato a soluzioni con minore impatto ambientale.
Oltre alle bustine e alle porzioni monodose di condimenti, le disposizioni includono anche articoli monouso utilizzati nelle strutture alberghiere, con conseguenti interventi su fornitori, procedure e modalità di servizio.
Le criticità segnalate: costi operativi e aspetti igienici
Tra i punti discussi vi sono le possibili ricadute economiche. Alcuni operatori evidenziano che l’adeguamento potrebbe comportare investimenti in nuovi sistemi di erogazione e una gestione diversa delle scorte, con effetti sull’organizzazione quotidiana del lavoro.
Un ulteriore tema riguarda l’igiene. Dopo la fase pandemica, in cui il monouso era stato spesso utilizzato per ridurre i contatti, parte del settore sottolinea la necessità di garantire standard elevati di pulizia e conservazione anche con soluzioni alternative alle confezioni sigillate.
La posizione dell’Unione Europea: ridurre l’impatto ambientale della plastica
Le istituzioni europee sostengono il divieto delle bustine monouso richiamando gli effetti ambientali della plastica non riciclata, in particolare quando si disperde nell’ambiente e nei mari, con possibili conseguenze lungo la catena alimentare.
Secondo l’impostazione del regolamento, la transizione potrà richiedere adeguamenti nel breve periodo, ma viene indicata come necessaria per contenere l’impatto degli imballaggi e ridurre i rifiuti generati da prodotti usa e getta, anche in ambiti quotidiani come la ristorazione e l’ospitalità.