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“Nella notte il ribaltone shock”. Elezioni Israele, l’annuncio è appena arrivato

Lo scrutinio delle elezioni in Israele consegna un quadro ancora incerto, nonostante il vantaggio iniziale del blocco vicino a Benjamin Netanyahu. Con oltre la metà delle schede esaminate, le forze favorevoli al premier uscente risultano davanti allo schieramento guidato dal suo principale avversario, Gadi Eisenkot, ma restano al di sotto della soglia di 61 deputati necessaria per avere la maggioranza assoluta nella Knesset.

Netanyahu ha rivendicato il risultato del Likud, indicato come primo partito, e ha rilanciato l’obiettivo di costruire un governo nazionale di destra. Tuttavia, i dati diffusi dalla Commissione elettorale centrale sono provvisori e il margine tra le coalizioni, oltre alla distribuzione dei seggi tra le liste minori, può ancora modificare gli equilibri politici.

Alle 6:57, con il 53,7% delle schede conteggiate, il blocco favorevole a Netanyahu otteneva 55 seggi, mentre quello contrario ne raccoglieva 50. La distanza non era sufficiente a garantire la formazione automatica di un esecutivo: nella Knesset, composta da 120 parlamentari, servono almeno 61 seggi per controllare la maggioranza.

Resta soprattutto da completare il conteggio delle cosiddette doppie buste, tra cui rientrano anche i voti del personale militare e di sicurezza. È una fase che può incidere sull’assegnazione finale dei seggi, in particolare quando le liste si trovano vicine alla soglia di sbarramento del 3,25% o quando i due blocchi sono separati da pochi rappresentanti.

Lo spoglio cambia più volte i rapporti tra i blocchi

L’andamento della notte elettorale ha mostrato quanto il risultato sia rimasto volatile. Le prime proiezioni, elaborate quando era stato scrutinato il 25,2% delle schede, assegnavano 63 seggi alle forze favorevoli a Netanyahu e 49 allo schieramento opposto. Alla Lista Comune, formazione composta in prevalenza da partiti arabi e non collocata nei due principali schieramenti, venivano attribuiti otto seggi.

In quel passaggio iniziale Ra’am era indicata al 3,2%, appena sotto la soglia richiesta per entrare in Parlamento. Anche Reservists, al 2,9%, People of Israel, all’1,8%, e Charedi Public, allo 0,2%, risultavano al di sotto dello sbarramento. La presenza o l’assenza di queste liste dalla Knesset può avere un peso rilevante, perché ogni seggio redistribuito modifica i margini disponibili per le alleanze.

Quando lo scrutinio si è avvicinato al 42%, il vantaggio del blocco del premier si era già ridotto: 57 seggi contro i 47 delle forze avversarie, mentre 16 seggi venivano attribuiti complessivamente alla Lista Comune e a Ra’am. Il dato confermava che nessuno dei due campi poteva considerare acquisita la possibilità di formare un governo senza negoziati complessi.

Con il 53,7% delle schede esaminate, il blocco Netanyahu è poi sceso a 55 seggi e quello avversario è salito a 50. Reservists era al 2,7%, People of Israel all’1,7% e Charedi Public allo 0,2%. La prudenza resta quindi centrale: i numeri diffusi durante lo spoglio non definiscono da soli né il vincitore politico né il futuro incaricato di comporre la coalizione.

Il messaggio di Netanyahu dal quartier generale del Likud

Arrivato al comitato elettorale del Likud a Gerusalemme, Netanyahu ha scelto di sottolineare il primato del suo partito, pur evitando di presentare come definitivo un esito ancora in evoluzione. Il premier ha ribadito l’intenzione di riunire una maggioranza ampia nell’area della destra e si è detto contrario a un esecutivo che dipenda dal sostegno dei partiti arabi.

Già nelle dichiarazioni rilasciate nelle prime ore della notte, il leader del Likud aveva insistito sulla necessità di un governo nazionale stabile. Le sue parole arrivavano mentre exit poll, proiezioni televisive e primi conteggi offrivano indicazioni non sempre coincidenti, con il rapporto tra i due blocchi destinato a cambiare più volte nel corso dello scrutinio.

Nel suo intervento Netanyahu ha inoltre richiamato il rapporto politico con il presidente statunitense Donald Trump, descrivendolo come un elemento utile nell’affrontare quella che considera una minaccia esistenziale, rappresentata dall’Iran. Il riferimento si inserisce in una campagna segnata dai temi della sicurezza nazionale, della guerra a Gaza e dalle conseguenze dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

Trump, interrogato dai giornalisti alla Joint Base Andrews, nel Maryland, dopo due comizi in Texas, ha sostenuto che i suoi endorsement potrebbero aver contribuito all’andamento favorevole di Netanyahu nelle prime rilevazioni. Il presidente americano ha però invitato ad attendere dati più consolidati e ha precisato di non avere ancora parlato con il premier israeliano dell’esito elettorale.

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