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“Nella notte il ribaltone shock”. Elezioni Israele, l’annuncio è appena arrivato

Dagli exit poll al conteggio ufficiale

Prima dell’arrivo dei dati ufficiali, gli exit poll avevano restituito una fotografia quasi speculare. Alle 21:05, le prime stime davano il blocco Eisenkot in vantaggio con 52 seggi contro i 50 di Netanyahu. La situazione appariva sostanzialmente in parità e non indicava una maggioranza certa per nessuno dei due schieramenti.

Alle 21:55, commentando quei dati, il leader dei Democratici Yair Golan aveva dichiarato che “il popolo si è espresso, ha cacciato il governo Netanyahu”, parlando di “opportunità storica per formare un vero governo di cambiamento”. Golan ha richiamato le mobilitazioni degli ultimi anni e ha affermato di voler collaborare con gli altri partiti per favorire la nascita di un nuovo esecutivo.

L’aggiornamento dell’exit poll di Channel 12, diffuso all’1:47, ha poi capovolto la precedente indicazione: 52 seggi alle forze vicine a Netanyahu e 50 al fronte avversario. Il successivo spoglio parziale ha rafforzato inizialmente la posizione del premier, senza però risolvere il nodo decisivo della maggioranza parlamentare.

Chi riceverà l’incarico di formare il governo

La discussione sul risultato riguarda anche la procedura prevista per la nascita del prossimo governo. Secondo quanto riferito dal canale israeliano N12 prima della chiusura dei seggi, Netanyahu sarebbe stato pronto a proclamare una vittoria politica nel caso in cui il Likud fosse risultato il primo partito, anche se il blocco di Eisenkot avesse conquistato nel complesso più seggi.

Dal fronte opposto, Eisenkot potrebbe sostenere che l’incarico debba essere affidato a chi può contare sul maggior numero di raccomandazioni da parte dei gruppi eletti. Il criterio non coincide necessariamente né con il partito più votato né con il blocco più ampio: il presidente israeliano Isaac Herzog ascolta le indicazioni delle forze parlamentari e individua la persona che ritiene più in grado di ottenere la fiducia della Knesset.

Herzog dispone quindi di un margine di valutazione nella fase successiva alle elezioni. Dopo le consultazioni, l’incaricato deve cercare di costruire una coalizione capace di raggiungere almeno 61 seggi. In un Parlamento frammentato, il confronto con le liste più piccole e con le formazioni non schierate può diventare determinante.

Il tema della governabilità resta particolarmente rilevante per Israele, chiamato a rinnovare i 120 seggi della Knesset in una fase segnata dalla guerra, dalle divisioni interne e da una forte pressione sul sistema politico. I dati dello spoglio definiscono il punto di partenza, ma non sostituiscono il passaggio delle trattative tra i partiti.

Affluenza elevata e clima di tensione nella giornata elettorale

Il voto ha registrato un’affluenza molto alta. Alle 14, la Commissione elettorale centrale aveva comunicato una partecipazione del 44,9%, con il direttore generale ad interim Din Livne che aveva parlato di un livello mai raggiunto dal 1973. Alle 18 ora locale, l’affluenza era salita al 66,7%, nove punti sopra il dato rilevato alla stessa ora nel 2022.

Anche tra i detenuti, alle 14, la partecipazione aveva raggiunto il 68,1%. In totale gli aventi diritto erano 7.331.981, compresi circa 810mila cittadini residenti all’estero, mentre i seggi predisposti erano 12.018. Alle 10 l’affluenza nazionale risultava al 16,68%, superiore al 15,9% registrato nel 2022 alla stessa ora.

Le operazioni si sono svolte fino alle 22 locali, le 21 in Italia. In mattinata oltre il 95% dei seggi aveva comunicato l’avvenuta apertura alla Commissione elettorale, che aveva precisato come eventuali ritardi nelle segnalazioni non significassero necessariamente che le votazioni non fossero iniziate regolarmente.

Prima di votare, Eisenkot si era recato al kibbutz Nir Oz insieme all’ex ostaggio Gadi Mozes. La comunità era stata tra le più colpite dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. «Sono orgoglioso e commosso di iniziare questa giornata con Gadi Mozes, simbolo dello spirito e della forza israeliana», aveva dichiarato il leader di Yashar, promettendo impegno per la ricostruzione e per le comunità colpite.

Appelli al voto e incidente durante la campagna

Il presidente Herzog ha votato a Gerusalemme, nel quartiere di Rehavia, insieme alla moglie Michal. «Spero che questa sia una vera festa della democrazia», ha dichiarato, invitando gli elettori a partecipare e ricordando che il voto rappresenta un momento di uguaglianza tra i cittadini. Alle urne si sono recati anche il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir.

A Tel Aviv, i familiari degli ostaggi hanno invitato i cittadini a votare «per il cambiamento, la giustizia e un futuro migliore». Yair Golan ha rilanciato il suo appello sostenendo: «Oggi è il giorno in cui salviamo Israele. Abbiamo combattuto per quattro anni nelle strade e ora ci rivolgiamo alle urne».

La giornata è stata segnata anche da un episodio di sicurezza che ha coinvolto Golan. Secondo quanto riferito dal suo partito, un uomo sarebbe stato bloccato dopo essersi avvicinato al leader dei Democratici con un coltello durante un’iniziativa a Tel Aviv. Gli addetti alla sicurezza avrebbero fermato l’uomo prima che potesse compiere gesti violenti; la polizia lo ha preso in custodia.

In precedenza, il livello di minaccia nei confronti di Golan era stato innalzato a quattro su una scala di sei e lo Shin Bet aveva assunto la responsabilità della sua protezione. Il leader politico ha commentato l’accaduto affermando: «L’istigazione e la violenza non ci scoraggeranno», puntando il dito contro la “macchina dell’odio” del premier Benjamin Netanyahu.

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