
All’alba, quando il profilo di Istanbul si staglia tra le luci soffuse e il canto del muezzin si mescola ai primi rumori della città, una scena insolita cattura l’attenzione nei pressi di Sultanahmet. Un’auto scura si avvicina con cautela: a bordo, Papa Leone, pronto a varcare la soglia di uno dei luoghi più iconici della Turchia. Tra i presenti, fedeli e curiosi, regna una tensione silenziosa, come se ogni gesto potesse diventare un segno indelebile di questa giornata storica.
La delegazione papale appare alla luce tenue del mattino, avvolta in una sorta di solennità sospesa. Nessuna parola, nessun gesto eclatante: solo passi lenti e misurati che echeggiano nel vasto piazzale della Moschea Blu. L’incontro si apre così, quasi in punta di piedi, nella pura presenza, senza proclami. Solo in seguito si comprenderà la portata simbolica di ciò che si è appena compiuto.
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La scelta che sorprende tutti: perché Leone non ha pregato
La visita rientra nella terza giornata del viaggio del Pontefice in Turchia. Papa Leone ha scelto di accedere alla Moschea Sultan Ahmed, accompagnato dal Presidente per gli Affari Religiosi, Safi Arpagus. Dopo essersi tolto le scarpe in segno di rispetto, il Papa ha attraversato il portale monumentale affiancato dalla delegazione ufficiale e dal muezzin Asgin Tunca.
È stato proprio il muezzin a raccontare ai giornalisti un dettaglio inatteso:
«Gli ho detto che questa era la casa di Allah e gli ho chiesto se voleva pregare».
La risposta del Papa è stata diretta: «No. Osserverò solo in giro». Una scelta che lo distingue nettamente dai predecessori Benedetto e Francesco, i quali avevano invece scelto di pregare all’interno della moschea
Il programma della giornata tra celebrazioni e incontri
Dopo la breve sosta alla Moschea Blu, Papa Leone si è diretto verso la chiesa ortodossa siriaca di Mor Ephrem, punto di riferimento per la comunità cristiana locale. In seguito, ha raggiunto la Cattedrale ortodossa di San Giorgio per un incontro ufficiale con il Patriarca Bartolomeo. Qui i due leader religiosi hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta, ribadendo l’impegno per il dialogo ecumenico. In serata, attesa per la celebrazione della messa alla Volkswagen Arena, seguita dai media internazionali.
Tuttavia, il momento più significativo dell’intera visita rimane quello vissuto a Iznik, l’antica Nicea, nel corso delle celebrazioni per i 1700 anni del Primo Concilio. Qui, in uno scenario dominato dalla basilica sommersa di San Neofito e dal riflesso delle acque del lago, si è svolta una liturgia solenne, ricca di riferimenti storici e simboli della tradizione cristiana. A Nicea, il Papa ha rilanciato il messaggio della fratellanza universale, invitando a respingere ogni abuso della religione come giustificazione della violenza e promuovendo dialogo e collaborazione tra le fedi.
Il giorno precedente era stato segnato dall’incontro con la piccola comunità cattolica locale presso la Cattedrale dello Spirito Santo. In quell’occasione, il Pontefice aveva sottolineato: «La logica della piccolezza è la vera forza della Chiesa».
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