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“Non dovevano morire loro”. Choc sul caso ricina, dopo mesi la scoperta sconvolgente: “Il vero obbiettivo”

Le ricerche online e l’utente Reddit nel mirino delle verifiche

La parola chiave che ha attirato l’attenzione degli investigatori è “ricina”. Gli accertamenti informatici dovranno chiarire se qualcuno abbia cercato informazioni sulla sostanza prima della morte di Antonella e Sara e se queste attività possano avere rilievo per l’inchiesta.

Tra gli elementi oggetto di approfondimento c’è anche il profilo di un utente Reddit che si sarebbe presentato come aspirante scrittore. Per mesi avrebbe posto domande sull’uso del ricino all’interno di una storia immaginaria, arrivando a chiedere: “E se il mio personaggio uccidesse con i semi di ricino schiacciati?”.

Si tratta di una circostanza che viene verificata dagli investigatori e che, allo stato attuale, non consente di trarre conclusioni su eventuali responsabilità. Il lavoro della Squadra Mobile e degli specialisti del Servizio centrale operativo proseguirà fino a venerdì in quattro istituti scolastici del territorio.

mamam figlia uccise dove hanno preso ricina

Le perquisizioni nelle scuole tra Riccia, Campobasso e Casacalenda

La prima tappa delle verifiche è l’Istituto Agrario di Riccia, dove lavora come tecnico Michele, marito di Monia, docente e conoscente di Gianni Di Vita. In seguito, gli agenti esamineranno i dispositivi del liceo Scientifico di Riccia, istituto nel quale Monia ha insegnato.

Mercoledì i controlli raggiungeranno il liceo Classico di Campobasso, frequentato da Sara e dalla sorella Alice, diplomatasi lo scorso luglio. L’ultima tappa prevista è il liceo “Silvio Di Lalla” di Casacalenda, dove insegna Laura Di Vita, cugina di Gianni, già sentita sei volte dagli inquirenti.

Le perquisizioni non indicano responsabilità a carico delle persone o delle strutture coinvolte. Rientrano negli approfondimenti disposti per individuare ogni possibile traccia utile e delimitare i diversi scenari ancora aperti.

Il libro sequestrato nell’ufficio di Gianni Di Vita

Tra gli elementi acquisiti dagli investigatori figura anche una copia di Tiro al piccione, romanzo di Giose Rimanelli, sequestrata alcune settimane fa nell’ufficio di Gianni Di Vita a Pietracatella. Secondo quanto emerso, nel volume sarebbero state trovate frasi segnate a matita.

I passaggi evidenziati riguarderebbero la vita sentimentale di un uomo diviso tra due donne, relazioni clandestine e incontri nei fienili. Le pagine hanno attirato l’attenzione per possibili richiami alla sfera privata dell’ex sindaco, ma non sono stati chiariti collegamenti diretti tra il libro e il delitto.

Attorno al volume emergono inoltre alcune coincidenze. Rimanelli, morto nel 2018 a 92 anni, era nato a Casacalenda e, nel novembre 2025, la riedizione del libro pubblicata da Rubbettino era stata presentata al liceo “Di Lalla”. Intervistato dal Tg1, Gianni Di Vita ha spiegato che il volume “me lo hanno prestato”. Non è stato reso noto chi glielo avrebbe consegnato.

La posizione di Gianni Di Vita e le parole del legale

Sui sospetti e sulle verifiche che ruotano attorno alla vicenda è intervenuto l’avvocato Vittorino Facciolla, difensore di Gianni Di Vita. Il legale continua a sottolineare che il suo assistito deve essere considerato tra le persone colpite dalla tragedia.

“Di Vita è parte lesa al pari di sua figlia Alice”.

Le indagini dovranno distinguere gli aspetti rilevanti per la ricostruzione dei fatti dalle coincidenze e dalle informazioni che riguardano esclusivamente la vita privata delle persone coinvolte. La Procura mantiene il massimo riserbo sugli sviluppi.

Il mistero di Pietracatella resta senza risposta

Il caso ha intanto ispirato due instant book pubblicati a Campobasso. In Uno di noi, il giallo di Pietracatella, il beneficio del dubbio, l’avvocato Francesco Mancini indica una propria lettura del possibile contesto: “Il killer? Uno di noi, uno del posto”. Nel volume Pietracatella, il veleno dentro casa, il criminologo Aldo Di Giacomo sostiene invece che “chi ha ucciso aveva la fiducia delle vittime”.

Sono analisi esterne all’inchiesta e non rappresentano conclusioni giudiziarie. La risposta ai nodi principali resta affidata agli esami sulle borracce, alle verifiche informatiche e al confronto tra le numerose testimonianze raccolte.

Resta da capire come la ricina sia entrata nella quotidianità della famiglia e chi abbia avuto la possibilità di usarla. Soprattutto, gli investigatori dovranno accertare se Antonella e Sara fossero le destinatarie dell’avvelenamento o se, come ipotizzato nelle ultime verifiche, il bersaglio fosse un’altra persona.

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