
A distanza di anni, il caso torna al centro dell’attenzione con un elemento che potrebbe cambiare la lettura di quanto accaduto. Le nuove indagini sull’omicidio di Chiara Poggi riaprono scenari che sembravano ormai definiti, riportando sotto i riflettori uno dei casi più discussi della cronaca italiana.
Al centro dell’inchiesta c’è ora Andrea Sempio, indagato per concorso insieme ad Alberto Stasi o ad altri soggetti ancora ignoti. Un passaggio che segna una svolta significativa, anche perché l’indagine sarebbe stata riaperta su impulso della difesa dello stesso Stasi.

L’impronta 33 e la nuova ipotesi degli inquirenti
Uno dei punti chiave della Procura è la cosiddetta “impronta 33”, una traccia rinvenuta sulla parete delle scale della villetta di Garlasco.
Secondo una consulenza tecnica disposta dagli inquirenti, questa impronta sarebbe attribuibile proprio a Andrea Sempio e potrebbe collocarlo sulla scena del crimine. La ricostruzione ipotizzata è precisa: l’aggressore, dopo aver colpito la vittima, avrebbe trascinato il corpo lungo le scale, lasciando la traccia con il palmo della mano sulla parete.
Per verificare questa dinamica, è stata incaricata l’anatomopatologa Cristina Cattaneo, chiamata a valutare la compatibilità dell’azione attraverso un’analisi antropometrica.
Il dettaglio ignorato: una seconda impronta
Ma è proprio qui che emerge il colpo di scena. Sulla stessa parete, infatti, non sarebbe presente una sola impronta. Le immagini scattate nel 2007 dal RIS di Parma mostrano chiaramente una seconda traccia, simile alla “33”, posizionata però più in basso, tra il quinto e il sesto gradino.
Questo elemento, all’epoca, non fu considerato rilevante perché privo di dettagli utili per un’identificazione certa. Tuttavia, oggi assume un peso completamente diverso: se due impronte simili si trovano nello stesso punto, ma una non può essere collegata all’omicidio, perché l’altra dovrebbe esserlo con certezza?

Il nodo della ninidrina e l’errore di interpretazione
Un altro punto cruciale riguarda il colore dell’impronta. La tonalità violacea osservata sulla parete è stata interpretata, in passato, come possibile traccia ematica. In realtà, si tratta dell’effetto della ninidrina, un reagente utilizzato per evidenziare impronte latenti su superfici porose.
La ninidrina reagisce con gli aminoacidi presenti nel sudore, producendo una colorazione tipica chiamata “porpora di Ruhemann”. Non indica quindi la presenza di sangue.
Già nel 2007, il RIS aveva effettuato test specifici sulla “traccia 33”, escludendo la presenza di materiale ematico. Tuttavia, nelle nuove indagini è stata avanzata l’ipotesi che il trattamento chimico possa aver interferito con i risultati, riaprendo il dibattito scientifico.
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