La premeditazione riconosciuta nel terzo appello
Nel corso dell’udienza, l’imputato aveva rilasciato dichiarazioni spontanee, sostenendo di non avere pianificato di uccidere Maltesi. «Non ho mai potuto organizzare di farle del male. È lontano da ciò che ero e da ciò che sono. Mi spiace e mi vergogno, quell’orrore non mi è mai appartenuto. Chiedo scusa a tutti», aveva detto davanti ai giudici.
La difesa, affidata all’avvocato Stefano Paloschi, ha ribadito la tesi del delitto d’impeto, contestando dunque che vi fosse una volontà omicida formata prima dei fatti. La Procura generale aveva invece chiesto di riconoscere nuovamente l’aggravante della premeditazione.
Nel febbraio 2026 la Cassazione aveva annullato per la seconda volta una condanna all’ergastolo limitatamente a tale aggravante, ordinando un nuovo giudizio davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Milano. Nelle motivazioni, la Suprema Corte aveva segnalato «evidenti deficit» nella sentenza emessa nell’appello bis, soprattutto nel confronto con il primo grado, che non aveva riconosciuto la premeditazione.
Davide Fontana, dalle condanne a 30 anni all’ergastolo
La prima sentenza risale al giugno 2023, quando la Corte d’Assise di Busto Arsizio condannò Fontana a 30 anni di reclusione. In quella fase furono escluse le aggravanti della premeditazione, dei motivi futili e abietti e delle sevizie, mentre la Procura aveva chiesto l’ergastolo.
Nel febbraio 2024, la Corte d’Assise d’Appello di Milano riformò la decisione, riconoscendo la premeditazione e la crudeltà e infliggendo l’ergastolo. La Cassazione annullò poi il verdetto limitatamente alla premeditazione, facendo partire l’appello bis.
Nel maggio 2025 arrivò un secondo ergastolo, con il nuovo riconoscimento dell’aggravante. Anche quella pronuncia fu però annullata nel febbraio 2026, aprendo il terzo processo d’appello. Ora la Corte milanese ha confermato la condanna all’ergastolo per Davide Fontana, ritenendo sussistente la premeditazione nell’omicidio di Carol Maltesi.