
La prossima grande emergenza sanitaria globale potrebbe non essere una questione di “se”, ma di “quando”. È questo il punto di partenza del nuovo allarme rilanciato dall’Organizzazione mondiale della sanità, che invita la comunità internazionale a non farsi trovare impreparata davanti a una nuova pandemia. La lezione del Covid-19 ha lasciato strumenti più avanzati, nuove regole e una maggiore consapevolezza dei rischi, ma anche fratture e difficoltà che non sono state completamente superate.
A cinque anni dall’adozione dell’Accordo pandemico dell’Oms, il quadro internazionale è dunque cambiato, ma non è ancora completo. Secondo quanto riportato da Leggo, al centro della partita c’è soprattutto un meccanismo destinato a disciplinare la condivisione dei patogeni e dei benefici derivanti dalla ricerca. È il PABS, un tassello che potrebbe diventare decisivo nel momento in cui un nuovo agente infettivo dovesse iniziare a circolare.

Oms, Tedros e l’allarme sulla prossima pandemia
A riportare il tema al centro del dibattito è stato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, intervenuto durante il Meeting di alto livello delle Nazioni Unite sulla prevenzione e risposta alle pandemie. Il suo intervento non rappresenta la previsione di una specifica emergenza sanitaria, ma richiama la necessità di costruire in anticipo gli strumenti necessari per affrontarla.
Il concetto espresso da Tedros è netto: il mondo deve prepararsi prima che una nuova crisi arrivi. La rapidità nella raccolta delle informazioni, la condivisione dei dati e la capacità di trasformare le scoperte scientifiche in strumenti disponibili ai diversi Paesi sono infatti elementi essenziali quando il tempo diventa una variabile decisiva.
La domanda, quindi, non riguarda soltanto la possibilità che un nuovo virus possa provocare una crisi internazionale. Riguarda soprattutto quanto rapidamente governi, organizzazioni sanitarie e comunità scientifica riusciranno a reagire quando ciò accadrà.

Covid, cosa è cambiato dopo la pandemia
La portata della crisi precedente spiega perché l’Oms abbia lavorato a una serie di nuovi strumenti. Il Covid-19, secondo le stime dell’organizzazione, ha provocato oltre 20 milioni di morti in eccesso e danni economici superiori ai 10mila miliardi di dollari.
Dopo quella esperienza sono stati sviluppati o rafforzati diversi meccanismi internazionali. Tra questi ci sono il Fondo pandemico, realizzato con la Banca Mondiale, il Centro Oms di Berlino dedicato all’intelligence sulle epidemie, il BioHub in Svizzera, le iniziative legate ai vaccini a mRna e il Corpo globale per le emergenze.
Anche il quadro normativo è stato aggiornato. L’emendamento al Regolamento sanitario internazionale e l’approvazione, nel maggio 2025, dell’Accordo pandemico rappresentano alcuni dei passaggi compiuti per rafforzare la cooperazione internazionale.
Ma la macchina non è ancora completa. Ed è proprio qui che entra in gioco il PABS.
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