PABS, il nodo della condivisione dei patogeni
Il PABS, acronimo di Pathogen Access and Benefit-Sharing System, nasce con un obiettivo delicato: trovare un equilibrio tra la necessità di condividere rapidamente campioni e informazioni genetiche dei patogeni e quella di garantire un accesso equo ai benefici prodotti dalla ricerca.
Il principio è semplice, almeno sulla carta. Un Paese che mette rapidamente a disposizione della comunità internazionale un campione o informazioni fondamentali su un nuovo agente patogeno deve poter beneficiare dei risultati che quella condivisione contribuisce a rendere possibili. Si parla, in particolare, di strumenti come vaccini, test diagnostici e altri prodotti sanitari.
È una delle lezioni emerse dalla pandemia di Covid, quando le differenze nell’accesso alle risorse sanitarie hanno mostrato quanto possa essere difficile distribuire in modo equilibrato i benefici della ricerca scientifica.
Le trattative sul PABS, però, non sono ancora concluse. Tra gli aspetti da definire ci sono quali benefici dovranno essere condivisi, come dovranno funzionare le reti di laboratori e quali saranno gli accordi contrattuali necessari. Il sistema dovrà essere presentato e approvato dall’Assemblea mondiale della sanità, con l’obiettivo di completare l’iter entro maggio 2027.
Resta inoltre il tema della sovranità nazionale. L’Accordo pandemico, secondo quanto chiarito dall’Oms, non attribuisce all’organizzazione il potere di imporre ai singoli Stati lockdown, vaccinazioni obbligatorie o modifiche alle proprie politiche sanitarie. Le decisioni restano infatti nelle competenze dei governi nazionali.
La funzione dell’intesa è piuttosto quella di creare regole comuni per affrontare una minaccia che, per sua stessa natura, non si ferma davanti ai confini. E proprio sulla preparazione Tedros ha sintetizzato la situazione con due parole: «Sì e no».
Da una parte oggi esistono strumenti di sorveglianza più strutturati, reti internazionali, nuovi meccanismi di finanziamento e un quadro di cooperazione più ampio rispetto a quello disponibile prima del Covid. Dall’altra, essere più preparati rispetto al 2019 non significa avere raggiunto un livello sufficiente per affrontare qualsiasi futura emergenza.
L’esempio delle epidemie di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo viene richiamato proprio per ricordare quanto rapidamente possano emergere nuovi focolai. Per questo la preparazione passa anche dal rafforzamento dei sistemi sanitari, dalla fiducia nelle istituzioni e dall’accesso equo ai medicinali.
E mentre i negoziati proseguono, il PABS rimane uno dei passaggi centrali ancora da completare: l’obiettivo indicato dall’Oms è arrivare alle regole definitive prima che una nuova emergenza costringa la comunità internazionale a cercare soluzioni quando la crisi è già iniziata.
