Perché Francesco Dolci è finito nell’inchiesta
Francesco Dolci, 41 anni, imprenditore edile bergamasco ed ex fidanzato di Pamela, è indagato per vilipendio di cadavere e profanazione di sepolcro. L’uomo, che ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento, è finito sotto la lente degli investigatori anche per alcuni elementi raccolti attraverso le immagini delle telecamere di sicurezza.
Una sagoma immortalata nei pressi del cimitero sarebbe stata ritenuta compatibile con quella di Dolci in una percentuale indicata tra l’80 e il 90%. Le telecamere lo avrebbero ripreso in due occasioni differenti: una prima volta poco prima della scoperta della profanazione e una seconda nel pomeriggio del 23 marzo, quando il ritrovamento del corpo senza testa non era ancora diventato di dominio pubblico.

La versione dell’ex fidanzato
Dolci ha sempre respinto le accuse e ha sostenuto di non sapere nulla della profanazione quando si sarebbe recato al cimitero nel pomeriggio del 23 marzo. L’uomo è stato ascoltato più volte dai Carabinieri e sarebbe stato sottoposto anche a un lungo interrogatorio durato circa sei ore, condotto dal pubblico ministero Giancarlo Mancusi.
Nel corso delle sue dichiarazioni, Dolci avrebbe inoltre parlato del timore di essere stato incastrato. Un altro elemento finito sotto esame riguarda un coltello nepalese trovato durante una perquisizione nella sua abitazione. Per gli investigatori, la lama potrebbe essere compatibile con lesioni gravi come quelle necessarie per una decapitazione. Anche su questo punto, però, l’indagato ha respinto ogni responsabilità.
La testa di Pamela non è mai stata trovata
Resta ancora senza risposta uno degli interrogativi più inquietanti dell’intera vicenda: che fine abbia fatto la testa di Pamela Genini.
Nonostante le ricerche effettuate dopo la scoperta della profanazione, i resti non sono mai stati recuperati. Le operazioni hanno interessato anche alcune grotte della Valle Imagna, con il coinvolgimento di speleologi. Proprio questa zona era stata indicata dalla madre della giovane, Una Smirnova, come uno dei possibili luoghi in cui potrebbero essere stati nascosti i resti.
Ora il contrasto sulla gestione delle impronte aggiunge un altro tassello a un’indagine già caratterizzata da elementi controversi e versioni contrapposte. Da una parte ci sono le immagini delle telecamere, le tracce biologiche e gli altri elementi raccolti dagli investigatori; dall’altra la posizione di Dolci, che continua a dichiararsi estraneo alla profanazione.
La Procura di Bergamo, insieme al Nucleo investigativo e alla compagnia dei Carabinieri di Zogno, prosegue gli accertamenti per ricostruire chi abbia profanato la tomba, quando sia avvenuto il gesto e soprattutto dove sia stata portata la testa della giovane.