Chi guiderà l’équipe chirurgica al Gemelli
La struttura scelta è il Policlinico Gemelli, da tempo un riferimento per l’assistenza sanitaria ai Pontefici e definito da Giovanni Paolo II il ‘terzo Vaticano’. A coordinare l’équipe chirurgica dovrebbe essere il professor Stefano Margaritora, direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia toracica del Policlinico e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Lo specialista è esperto anche di tecniche mininvasive, tra cui la toracoscopia uniportale e la chirurgia robotica.
Papa Leone XIV e il viaggio in Sudamerica: cosa può cambiare a novembre
Il ricovero apre inevitabilmente un interrogativo sul calendario internazionale del Pontefice. Per ora, infatti, il viaggio apostolico in Uruguay, Argentina e Perù, previsto dal 6 novembre, resta confermato. La durata stimata della convalescenza, pari a circa una settimana, potrebbe consentire a Leone XIV di recuperare in tempo, ma la valutazione definitiva dipenderà dall’evoluzione delle sue condizioni dopo l’intervento.
Secondo quanto riferito dal quotidiano argentino Clarín, il Vaticano starebbe mantenendo come riferimento le date già stabilite. Resta però da capire se il programma potrà essere svolto integralmente, considerando la durata della tournée, gli spostamenti e alcune tappe particolarmente impegnative.
Quattordici voli e tappe in alta quota: i dubbi sul programma
Il viaggio dovrebbe durare undici giorni e comprendere 14 voli, con visite in località situate anche ad alta quota. Fra queste c’è Cuzco, in Perù, che si trova a oltre 3.000 metri sul livello del mare. Un elemento che rende prudente attendere indicazioni mediche prima di dare per scontato che ogni appuntamento possa svolgersi esattamente come previsto.
Il quotidiano peruviano El Comercio, citando fonti vaticane, riferisce che l’andamento del recupero postoperatorio sarà determinante per valutare eventuali modifiche all’itinerario. A pesare potrebbero essere soprattutto i lunghi trasferimenti aerei e gli sbalzi di temperatura.
Il cardinale Sturla: «Troppo presto per rispondere»
Anche dall’Uruguay arrivano segnali di cautela. Il cardinale Daniel Sturla, intervistato dal quotidiano El País, ha confermato che, in linea di principio, le date della visita restano invariate. Sulle possibili modifiche al programma, però, ha precisato che è “troppo presto per rispondere”. Il porporato ha inoltre affidato a X un messaggio di sostegno al Pontefice: “Preghiamo per la sua pronta guarigione e continuiamo con ancora maggiore entusiasmo i preparativi per la sua visita nella nostra terra”.
Le tappe previste in Uruguay, Argentina e Perù
Secondo il calendario attuale, Leone XIV dovrebbe arrivare a Montevideo il 6 novembre, visitare Paysandú il giorno seguente e celebrare la messa nella cattedrale di Florida l’8 novembre. Successivamente, il viaggio proseguirà in Argentina e in Perù.
Lo stesso Pontefice, durante l’Angelus di domenica, aveva ribadito la propria intenzione di recarsi in Perù, Paese al quale è particolarmente legato, ringraziando i fedeli per le preghiere “per la visita pastorale che compirò in Perù”. Per il momento, dunque, il viaggio rimane in programma, ma sarà il recupero dopo l’intervento a chiarire se si renderà necessario alleggerire gli impegni.

Nodulo polmonare, l’oncologo Tiseo: perché non significa necessariamente tumore
La notizia del ricovero ha portato in primo piano anche una questione medica importante: che cosa significa individuare un nodulo polmonare e quali conseguenze comporta? A fare chiarezza, in un’intervista ad Adnkronos Salute, è Marcello Tiseo, direttore dell’Unità operativa complessa di Oncologia medica dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, professore ordinario all’Università degli Studi di Parma e membro del direttivo nazionale dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom).
Il primo punto sottolineato dall’esperto è che la presenza di un nodulo non equivale automaticamente a una diagnosi oncologica. “La presenza di un nodulo polmonare non significa necessariamente avere un tumore”, precisa Tiseo, invitando a evitare allarmismi e interpretazioni affrettate.
L’oncologo spiega che, se venissero sottoposti a screening gli ex forti fumatori e i forti fumatori ancora in attività, si potrebbe individuare un nodulo polmonare in circa il 20-25% delle persone esaminate. Nella grande maggioranza dei casi, tuttavia, le formazioni individuate sarebbero benigne: circa il 95%, secondo le stime citate dallo specialista, non avrebbe natura tumorale.
Quando è necessario intervenire chirurgicamente
Questo non significa che ogni nodulo possa essere ignorato. La valutazione dipende dalle sue caratteristiche e dagli accertamenti clinici necessari a stabilirne la natura. “Quando un nodulo presenta caratteristiche sospette, vengono effettuati tutti gli accertamenti necessari per capire di cosa si tratta e stabilire se sia opportuno intervenire chirurgicamente”, spiega Tiseo.
L’esperto precisa inoltre di non conoscere le condizioni cliniche specifiche del Pontefice e, pertanto, di non poter formulare valutazioni sul suo caso. In generale, però, il recupero dopo un intervento al polmone può richiedere circa cinque-sette giorni, anche grazie all’impiego di tecniche mininvasive e, in alcuni casi, della chirurgia robotica.
La scelta di Leone XIV di parlare pubblicamente della malattia
Nel suo intervento ad Adnkronos Salute, Tiseo affronta anche il tema della comunicazione della malattia. La decisione di Leone XIV di rendere pubblica la notizia, secondo l’oncologo, rappresenta un segnale significativo contro lo stigma che ancora può accompagnare i problemi di salute. “Ha lanciato un messaggio importante e potente: oggi non è più opportuno nascondere la malattia. La malattia non è uno stigma – osserva -. Il messaggio di Leone XIV è chiaro: ‘mi hanno trovato un nodulo polmonare circoscritto, dovrò operarmi’. Potrebbe trattarsi di qualcosa di serio oppure no, ma ha scelto di comunicarlo apertamente. È stato giusto condividere questa informazione con tutto il mondo”, aggiunge.
Diagnosi precoce e possibilità di guarigione
Tiseo richiama infine l’importanza della diagnosi precoce, che può incidere in modo significativo sulle prospettive di cura nel caso in cui una formazione risulti effettivamente tumorale. “Se il nodulo fosse di natura tumorale, ma la malattia fosse in fase iniziale, la probabilità di guarigione sarebbe molto elevata. Successivamente, il paziente potrebbe dover effettuare soltanto controlli periodici”, conclude.
L’oncologo ricorda inoltre che in Italia non esiste attualmente un programma nazionale di screening sistematico per il tumore al polmone, a differenza di quanto avviene per altre patologie oncologiche. Un eventuale programma, spiega, sarebbe rivolto soprattutto alle persone maggiormente esposte al rischio, in particolare ai forti fumatori e agli ex forti fumatori, generalmente a partire dai 55 anni.
