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Pd a pezzi, chi è pronto a uscire: retroscena bomba

Lo scontro sulle nomine europee

A rendere ancora più pesante il clima c’è anche il nodo delle future cariche europee. A fine anno verranno infatti rinnovati gli incarichi istituzionali del Parlamento europeo e proprio lì potrebbe consumarsi lo strappo definitivo.

La presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola dovrebbe essere confermata, ma dentro il Pd starebbe crescendo l’idea di sostituire Picierno nel ruolo di vicepresidente con Nicola Zingaretti, considerato più vicino alla linea politica dell’attuale segreteria.

Una scelta che, secondo diversi osservatori interni, potrebbe accelerare l’uscita di Picierno dal partito o comunque aprire una fase di rottura molto più netta.

A Roma cresce il nervosismo dei parlamentari

Le tensioni non riguardano soltanto Bruxelles. Anche a Roma il clima è sempre più complicato, soprattutto tra i parlamentari che hanno già superato il limite dei tre mandati previsto dallo statuto del Pd.

Con l’attuale legge elettorale, infatti, la composizione delle liste resterebbe fortemente nelle mani della segreteria nazionale. E per chi non è considerato pienamente in linea con Schlein, le possibilità di ricandidatura vengono giudicate molto basse.

L’area più inquieta sarebbe quella vicina a Graziano Delrio, dove diversi esponenti starebbero riflettendo sulla possibilità di costruire un nuovo soggetto politico autonomo ma alleato del centrosinistra.

La legge elettorale può cambiare tutto

A frenare eventuali uscite immediate è però soprattutto l’incognita sulla futura legge elettorale. Se restasse il Rosatellum, il controllo delle candidature rimarrebbe saldamente nelle mani dei vertici dei partiti.

Ma se il sistema dovesse cambiare, gli equilibri potrebbero trasformarsi completamente. Nel centrodestra si discute infatti di una possibile riforma con liste bloccate e premio di maggioranza, anche se il dibattito è ancora aperto.

Tra le ipotesi circolate nelle ultime settimane c’è anche il ritorno a un sistema più vicino all’uninominale-proporzionale, che favorirebbe candidati fortemente radicati sul territorio e figure politiche con maggiore riconoscibilità personale.

Uno scenario che potrebbe offrire più spazio proprio a quei dirigenti dem oggi in difficoltà con la segreteria nazionale.

Un partito sempre più diviso

Il Pd si avvicina così a una fase delicatissima, con tensioni interne sempre più evidenti e il rischio concreto di nuove uscite eccellenti.

L’impressione, dentro e fuori il partito, è che le prossime settimane possano diventare decisive non solo per gli equilibri interni democratici, ma anche per il futuro assetto dell’intero centrosinistra italiano.

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