
La storia di Kata, la bimba di 5 anni scomparsa tre anni fa a Firenze, resta avvolta nel mistero. Tra edifici occupati abusivamente, minacce e piste investigative complesse, la vicenda sembra avviarsi verso una chiusura senza risposte definitive. Per la famiglia, però, la speranza di far emergere la verità non si è spenta, e l’archiviazione imminente del fascicolo non significa fine delle domande.

Scomparsa di Kata: verso l’archiviazione
Le indagini sul caso della piccola Kata si avviano a una svolta formale: dopo due anni dalla scomparsa, i termini per le indagini sono scaduti e il fascicolo della Procura di Firenze sarà presto archiviato. Gli zii della bimba, Abel Argenis Vasquez e Marlon Chicclo, finiti nel registro degli indagati perché affidatari temporanei il giorno della sparizione, non risultano implicati in reati specifici. Come riportato a Fanpage.it da fonti investigative, “le indagini non hanno portato elementi consistenti sui due indagati”.
Gli inquirenti hanno esplorato tutte le piste, dal contesto familiare agli abusi, dal traffico di droga al racket legato alle stanze dell’ex hotel Astor, fino a ipotesi di scambio di persona, sia in Italia che in Perù, paese d’origine della famiglia. Nonostante ciò, la bimba non è mai stata ritrovata.

L’attesa degli atti: sospetti e dichiarazioni
L’avvocato della madre, Giovanni Conticelli, è pronto a consultare il fascicolo appena sarà disponibile: “Speriamo di avere accesso il prima possibile agli atti della Procura, leggendo le dichiarazioni di chi è stato interrogato verificheremo se qualcuno ha mentito”. Il legale sottolinea il dubbio che qualcuno possa aver visto qualcosa e non abbia parlato, oppure abbia reso dichiarazioni false.
Secondo la criminologa Stefania Sartorini, incaricata dalla famiglia, quello che avveniva nell’ex hotel Astor era lontano dalla legalità: lo stabile era occupato abusivamente e gli abitanti erano costretti a pagare per rimanere. “All’interno però avveniva di tutto, compreso un giro di droga. Due persone minacciavano la famiglia di Kata: sono state interrogate dagli investigatori ma mai indagate”, ha spiegato a Fanpage.it.
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