La richiesta per straordinari, festivi e lavoro notturno
Dopo la conclusione del rapporto, Canale ha iniziato a rivendicare il pagamento di somme che sostiene di non avere percepito durante gli anni di servizio. La richiesta riguarda in particolare ore di straordinario, lavoro notturno e festivo e giornate di riposo compensativo che, secondo la sua ricostruzione, non sarebbero state correttamente retribuite.
In alcune delle prime fasi della controversia la cifra rivendicata era stata indicata anche in circa 700mila euro. Il contenzioso oggi arrivato in Cassazione riguarda oltre mezzo milione di euro, sulla base dei conteggi e delle pretese economiche rimaste oggetto del procedimento.
Canale ha sostenuto di avere affrontato periodi con ritmi di lavoro particolarmente intensi, sia durante le permanenze a bordo dello yacht sia nella residenza di Paraggi. Si tratta naturalmente della ricostruzione del lavoratore, contestata nel procedimento dalla difesa di Berlusconi e sulla quale si sono già pronunciati i giudici nei precedenti gradi.
L’accordo del 2019 da 11.700 euro
Un passaggio decisivo arriva nel 2019, quando Canale firma un verbale di conciliazione con il precedente datore di lavoro. In base alle ricostruzioni pubblicate negli anni, il lavoratore avrebbe ricevuto 11.700 euro, rinunciando contestualmente a ulteriori rivendicazioni legate al rapporto professionale.
Successivamente Canale ha deciso di contestare quell’accordo. Assistito dall’avvocato Claudio Lalli, ha sostenuto di averlo sottoscritto in una situazione di necessità e soprattutto senza un’assistenza sindacale che, a suo giudizio, fosse effettiva e adeguata.
Uno dei punti sollevati riguarda il luogo nel quale venne firmata la conciliazione: non una sede sindacale, ma lo studio del precedente avvocato di Canale. Secondo la sua difesa, inoltre, il rappresentante sindacale presente non avrebbe avuto una conoscenza sufficiente del contenuto e della portata dell’accordo.
In primo grado vince la difesa di Pier Silvio Berlusconi
La causa è quindi arrivata davanti al Tribunale del lavoro di Genova. In primo grado la decisione è stata favorevole alla difesa di Pier Silvio Berlusconi, rappresentato dall’avvocato Fabrizio Daverio dello studio Daverio e Florio di Milano.
Il giudice ha ritenuto valido il verbale di conciliazione sottoscritto nel 2019 e, di conseguenza, ha respinto la richiesta economica avanzata da Canale. Secondo questa prima decisione, l’accordo impediva quindi al lavoratore di tornare successivamente a rivendicare le somme oggetto della transazione.
Canale non si è però fermato e ha impugnato la sentenza, portando la controversia davanti alla Corte d’Appello di Genova.
La Corte d’Appello boccia l’accordo ma non riconosce gli straordinari
Nel secondo grado di giudizio si è verificato il passaggio più particolare dell’intera vicenda. La Corte d’Appello ha infatti modificato la valutazione sul verbale del 2019, arrivando a considerarlo privo di effetto. È venuto quindi meno l’ostacolo che in primo grado aveva portato direttamente al rigetto della richiesta.
Questo, però, non è bastato a far ottenere a Canale le somme reclamate. La Corte ha esaminato la questione relativa agli straordinari e non ha ritenuto sufficienti gli elementi per riconoscere le ore di lavoro rivendicate, arrivando dunque ancora una volta a non attribuire al lavoratore le somme richieste.
Il risultato economico è stato quindi sostanzialmente lo stesso, ma con una motivazione profondamente diversa: non più perché la conciliazione impediva qualsiasi ulteriore pretesa, ma perché non erano state ritenute adeguatamente provate le ore di straordinario oggetto della richiesta.
Perché Canale ha fatto ricorso in Cassazione
È proprio su questo secondo passaggio che si concentra il ricorso presentato dalla difesa di Giacomo Canale. L’avvocato Claudio Lalli contesta il modo in cui sono state valutate alcune dichiarazioni del suo assistito, sostenendo che non riguarderebbero l’intero periodo per il quale viene richiesto il pagamento degli straordinari.
Secondo la difesa del lavoratore, quindi, quelle dichiarazioni non avrebbero potuto essere utilizzate per escludere complessivamente il diritto alle somme rivendicate negli undici anni interessati dalla controversia.
La Cassazione non è però chiamata a celebrare un nuovo processo sui fatti come avviene nei primi due gradi di giudizio. Dovrà verificare la correttezza giuridica della decisione impugnata e stabilire se vi siano ragioni per confermarla oppure per intervenire sulla sentenza.
L’udienza fissata per il 29 settembre
L’appuntamento decisivo è ora fissato per 29 settembre 2026, quando il caso arriverà davanti ai giudici della Corte di Cassazione. La decisione potrebbe essere resa nota entro la fine dell’anno.
Da una parte Canale continua dunque a rivendicare il pagamento di oltre 500mila euro di compensi che sostiene siano maturati durante gli anni trascorsi tra lo yacht Suegno e la residenza ligure della famiglia. Dall’altra, Pier Silvio Berlusconi ha già ottenuto nei precedenti gradi di giudizio il rigetto della richiesta economica, anche se con motivazioni differenti.
I legali di Berlusconi, interpellati sulla nuova udienza, non hanno rilasciato dichiarazioni. Dopo anni di carte, sentenze e ricorsi, sarà dunque la Suprema Corte a pronunciarsi sul nuovo capitolo di una controversia nata da un rapporto professionale durato oltre un decennio.