
Prof accoltellata a Roma, parla la madre del 13enne: «Lo aiutavamo». Un gesto improvviso, avvenuto tra le mura di una scuola di Roma, ha riportato sotto i riflettori il tema delicato del disagio giovanile. Dopo l’aggressione alla docente di storia Isabella Marsilio, accoltellata da un suo alunno tredicenne, la madre del ragazzo ha riferito agli inquirenti e ai sanitari che la famiglia era già consapevole delle difficoltà del figlio.
Il giovane è ricoverato nel reparto di neuropsichiatria del Policlinico Umberto I. Accanto a lui ci sono i genitori: la madre, insegnante, e il padre, funzionario dell’ufficio toponomastica del Comune. Il caso resta ora al vaglio delle autorità competenti.

Prof accoltellata a Roma, il racconto della madre del tredicenne
Secondo quanto emerso e riportato da Repubblica, la donna avrebbe descritto un quadro di fragilità già noto in famiglia, senza tuttavia immaginare che potesse sfociare in un episodio tanto grave. Le sue parole ricostruiscono alcuni dettagli delle abitudini e degli interessi del figlio nel periodo precedente all’aggressione.
«Ha una passione per le armi, per il softair, ultimamente stava molto sul cellulare, eravamo consapevoli che aveva bisogno di aiuto e stavamo provvedendo, ma non avrei mai pensato che mio figlio potesse fare un gesto del genere».
La vicenda ha acceso nuovamente l’attenzione sulla prevenzione e sull’intervento tempestivo di fronte ai segnali di sofferenza nei più giovani. In questo caso, la famiglia sostiene di aver avviato un percorso di sostegno, mentre gli accertamenti dovranno chiarire ogni aspetto dell’accaduto.

Disagio del ragazzo e misure del Tribunale per i Minorenni
Il disagio del tredicenne, stando alla ricostruzione disponibile, sarebbe stato presente da tempo. L’episodio di venerdì scorso, però, avrebbe rappresentato un punto di rottura che nessuno, secondo i familiari, sarebbe riuscito a prevedere nelle sue conseguenze.
Per l’età del ragazzo non è prevista l’imputabilità penale. Sarà quindi il Tribunale per i Minorenni a valutare le misure rieducative ritenute più adeguate, tra le quali potrebbe rientrare anche l’inserimento in una comunità protetta.
Una scelta tutt’altro che semplice, in una vicenda che coinvolge la salute del minore, la sicurezza scolastica e le conseguenze subite dall’insegnante.
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