Anche la vista e la crescita possono dare segnali
Tra le manifestazioni citate dall’esperto ci sono anche alcuni problemi legati alla vista. Una perdita progressiva della capacità visiva, per esempio, può essere attribuita per lungo tempo all’età o ad altri disturbi oculari. In alcuni casi, però, una risonanza magnetica può evidenziare la presenza di una massa che cresce e comprime i nervi ottici.
Nei bambini e negli adolescenti, invece, alcuni tumori possono manifestarsi anche attraverso alterazioni della crescita o dello sviluppo puberale. È il caso, spiega Perin, di bambini che non entrano nella pubertà oppure, al contrario, la sviluppano troppo presto. Alla base può esserci un’alterazione dell’ipofisi, una ghiandola che svolge un ruolo importante nella regolazione di diverse funzioni dell’organismo.

Tumori cerebrali: quanto sono frequenti e quali sono i fattori di rischio
Secondo i dati riportati dal neurochirurgo, si tratta comunque di tumori rari, con un’incidenza indicata tra 5 e 10 casi ogni 100mila abitanti. Possono colpire persone di età molto diverse, dai bambini agli anziani, con conseguenze particolarmente pesanti.
Sul fronte dei possibili fattori di rischio, invece, il quadro rimane complesso. Anche il possibile ruolo dell’utilizzo dei telefoni cellulari non è stato definito in modo conclusivo: secondo Perin, servono ancora tempo e studi per comprendere se le attività elettromagnetiche e le radiazioni prodotte da questi dispositivi possano avere un eventuale effetto biologico. Gli studi citati dal medico, comunque, non avrebbero evidenziato cambiamenti eclatanti nell’incidenza dei tumori cerebrali.
Le nuove cure e la speranza della ricerca
Negli ultimi anni sono arrivate anche alcune novità sul fronte dei trattamenti. Tra quelle citate da Perin c’è Optune, un sistema che non è un farmaco ma utilizza campi elettrici applicati attraverso dispositivi posizionati sul cuoio capelluto e collegati a una batteria. Secondo il neurochirurgo, questi campi sono in grado di colpire le cellule che proliferano all’interno del cranio e rappresentano uno degli strumenti sviluppati negli ultimi anni.
Un’altra novità è il vorasidenib, un farmaco arrivato recentemente anche in Italia e attivo su un enzima mutato. Le prospettive restano legate soprattutto alla ricerca, perché le forme più aggressive continuano ad avere una prognosi difficile. Perin sottolinea però l’importanza di ogni progresso: chi si è ammalato alcuni anni fa può oggi avere accesso a trattamenti che allora non erano disponibili, mentre chi riceve una diagnosi oggi potrebbe beneficiare domani di nuove terapie ancora in fase di sviluppo. Il messaggio dell’esperto è quindi rivolto alla fiducia nella ricerca, nella scienza e nella tecnologia, mentre davanti a sintomi insoliti o persistenti resta fondamentale rivolgersi ai professionisti sanitari.
