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“Quella vaschetta con le cozze”. Avvelenate con la ricina, colpo di scena

Un contenitore gettato nei rifiuti, gli avanzi di una cena e una sequenza temporale ancora da definire. Nel giallo di Pietracatella, gli investigatori stanno approfondendo ogni elemento che possa aiutare a chiarire la morte di Sara Di Vita e di sua madre Antonella Di Ielsi, decedute nel dicembre 2025 dopo un avvelenamento da ricina.

Al centro dei nuovi accertamenti ci sono i resti degli alimenti consumati nei giorni precedenti alla tragedia. Secondo quanto ricostruito finora, alcuni avanzi sarebbero stati smaltiti con la raccolta differenziata: un dettaglio che gli inquirenti stanno ora verificando attraverso testimonianze e analisi tecniche, mentre resta da capire dove e in quale momento le vittime siano entrate in contatto con la sostanza tossica.

Giallo di Pietracatella, ascoltato l’addetto alla raccolta rifiuti

Le indagini proseguono a Campobasso, dove la Squadra Mobile sta raccogliendo ulteriori elementi sulla vicenda avvenuta nel comune molisano. Nella mattinata, gli investigatori hanno sentito in questura un addetto al servizio di raccolta dei rifiuti urbani di Pietracatella.

L’audizione riguarda in particolare il conferimento dei residui di una cena consumata poco prima della morte della quindicenne e della madre. La verifica punta a definire modalità, tempi e possibile destinazione dei materiali eliminati dall’abitazione della famiglia.

Si tratta di un filone già emerso durante l’interrogatorio del 13 gennaio di Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara. L’uomo aveva riferito che gli avanzi dei pasti erano stati gettati attraverso il consueto sistema di raccolta dei rifiuti.

La deposizione dell’operatore potrebbe quindi offrire riscontri sulla ricostruzione fornita in precedenza. Al momento, tuttavia, gli accertamenti sulla gestione dei rifiuti rappresentano soltanto uno dei diversi passaggi investigativi ancora aperti.

Tra gli elementi su cui si concentra l’inchiesta figurano alcune cozze portate a casa dopo un pranzo di lavoro tenuto il 22 dicembre in un ristorante di Campobasso.

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