Cozze e avanzi della cena: cosa stanno verificando gli investigatori
Secondo quanto riportato, i molluschi sarebbero stati consumati nell’abitazione familiare quella stessa sera oppure durante la cena del 23 dicembre.
Non è possibile stabilire con certezza, allo stato delle informazioni disponibili, in quale delle due occasioni siano state mangiate. Resta inoltre da chiarire se vi fossero avanzi e quale percorso abbiano seguito prima di essere smaltiti.
Su questi aspetti gli investigatori stanno confrontando le dichiarazioni raccolte e cercando conferme esterne. La cronologia relativa agli alimenti potrebbe infatti risultare utile per ricostruire le giornate precedenti al decesso, senza che questo consenta di individuare automaticamente l’origine dell’avvelenamento.
Nel corso dell’interrogatorio di gennaio, Gianni Di Vita aveva spiegato di non poter indicare con precisione il giorno del consumo delle cozze in casa. Aveva però fornito una precisa indicazione sullo smaltimento dei possibili resti.
«Non posso dire con certezza quando le abbiamo mangiate in casa – disse allora Di Vita agli investigatori – posso però affermare con certezza che gli eventuali residui sono stati buttati con i rifiuti umidi mercoledì 24 dicembre, lo stesso giorno, sono stati smaltiti i rifiuti in plastica, quindi anche la vaschetta che conteneva le cozze».
La data del 24 dicembre assume perciò rilievo nella ricostruzione. Gli inquirenti dovranno verificare il tragitto seguito dai rifiuti e stabilire se esistano ancora elementi utili alle analisi. Il riferimento alle cozze, però, resta una circostanza da approfondire e non costituisce, da solo, una spiegazione definitiva della presenza della ricina.

Ricina a Pietracatella, prorogate le analisi degli esperti tedeschi
Parallelamente alle testimonianze, prosegue il lavoro sui reperti e sugli alimenti sequestrati nell’abitazione di Pietracatella. Come riporta l’ANSA, citando fonti della Procura di Larino, agli esperti tedeschi incaricati degli esami è stata accordata una proroga di trenta giorni.
Le verifiche coinvolgono il Robert Koch Institute, impegnato negli accertamenti tecnici sui materiali raccolti. Alla scadenza di novembre potrebbe essere autorizzata una nuova estensione, sempre di trenta giorni: in tale scenario, i risultati ufficiali potrebbero arrivare non prima della fine di dicembre.
La proroga rientra nelle tempistiche previste per consulenze di questa complessità. Dopo il periodo iniziale, gli specialisti possono ottenere ulteriori intervalli di trenta giorni, fino a un limite complessivo di sei mesi dall’avvio delle operazioni.
Gli esiti di laboratorio sono considerati centrali per l’inchiesta, perché potrebbero fornire dati scientifici sui reperti e sui prodotti alimentari posti sotto sequestro. Fino alla conclusione di queste analisi, non sono disponibili risultati definitivi in grado di chiarire tutti i punti della vicenda.

Inchiesta aperta: la ricostruzione dei giorni prima della tragedia
L’ascolto dell’addetto alla raccolta rifiuti e la proroga per gli esperti sono sviluppi distinti, ma inseriti nella stessa indagine. Da un lato gli investigatori stanno ricostruendo gli spostamenti degli alimenti e il destino degli avanzi; dall’altro attendono dati tecnici che possano confermare o escludere specifiche ipotesi.
Nel giallo di Pietracatella, la ricostruzione delle ore e delle giornate precedenti alla morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi continua a essere un passaggio essenziale. Gli elementi emersi richiedono ulteriori riscontri e, al momento, non permettono di stabilire come la ricina sia arrivata a contatto con le due vittime.
L’inchiesta resta dunque aperta. Sarà l’incrocio tra testimonianze, tracciamento dei materiali e risultati degli esami specialistici a consentire agli inquirenti di definire con maggiore precisione quanto accaduto prima della tragedia.
