
Proseguono le indagini sulla rapina a Napoli avvenuta giovedì intorno a mezzogiorno in una filiale Credit Agricole. Le forze dell’ordine sono alla ricerca di una banda di rapinatori professionisti ritenuta responsabile di un’azione organizzata, ricostruita anche attraverso un filmato diffuso in queste ore.
Il caso della rapina avvenuta nella filiale numero 10 della Crédit Agricole nel quartiere Vomero, dove il tempo si è dilatato fino a trasformarsi in venti minuti di puro terrore. Un racconto che, pezzo dopo pezzo, restituisce la misura di un colpo studiato nei minimi dettagli, capace di mettere in scacco clienti, dipendenti e forze dell’ordine. Solo dopo emergono i particolari più inquietanti: il percorso sotterraneo, i sospetti su una talpa, le strategie per cancellare ogni traccia.
Il caso è stato rilanciato dal Tg1, che ha pubblicato sui propri canali social un video che documenta alcune fasi dell’irruzione. Le immagini mostrano almeno tre uomini entrare nell’istituto con il volto coperto e cappelli abbassati, oltrepassando la porta scorrevole senza attirare immediatamente l’attenzione.

Rapina Napoli: il racconto degli ostaggi
La prima ricostruzione arriva dalla voce di chi ha vissuto quei momenti in prima persona. Una dipendente, intervistata sul canale web de Il Mattino, ha ripercorso ogni fase dell’assalto, mentre le indagini coordinate dalla Procura continuano senza sosta. Come riporta anche Il Messaggero, la dinamica appare subito fuori dall’ordinario: un commando composto da più uomini, diviso tra chi è entrato dall’ingresso principale e chi è spuntato letteralmente dal sottosuolo.
Le testimonianze degli ostaggi restituiscono un clima di tensione crescente. «I banditi che ci tenevano sotto tiro – spiega al Mattino – dapprima si sono comportati bene, quasi gentilmente con noi. Poi, all’arrivo dei carabinieri, si sono innervositi e hanno anche minacciato di ucciderci». Parole che segnano il passaggio da una calma apparente al panico più totale, con clienti svenuti e una donna anziana impossibilitata a stendersi a terra.

Rapina Napoli: il piano sotterraneo e i sospetti
Dietro il colpo emerge un’organizzazione meticolosa. Gli investigatori hanno ricostruito un percorso sotterraneo lungo oltre due chilometri, tra cunicoli e snodi fognari, che collega piazza Medaglie d’Oro a diverse aree della città, tra via Salvator Rosa, la zona del Museo e i Quartieri Spagnoli. Un tragitto che lascia immaginare settimane, se non mesi, di preparazione nel buio.
Non solo. Tra le ipotesi al vaglio c’è quella di una soffiata interna, un dettaglio che renderebbe ancora più inquietante l’intera vicenda. Secondo indiscrezioni, il giorno e l’orario non sarebbero stati casuali, ma scelti sulla base della presenza di un correntista pronto a effettuare un deposito ingente nel caveau. Circostanza che alimenta i sospetti su un possibile basista.
A rendere ancora più enigmatico il quadro è un particolare emerso dalle immagini di videosorveglianza: un bandito trascina una sbarra di ferro perfettamente compatibile con una porta antipanico, posizionandola per bloccare eventuali interventi dall’esterno. Un elemento che, per precisione e tempismo, difficilmente sembra frutto del caso.
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