Roberto Vannacci e il test delle suppletive di Reggio Calabria
La rilevazione arriva dopo il primo appuntamento elettorale per Futuro Nazionale: le elezioni suppletive di Reggio Calabria, svolte il 27 e il 28 settembre. In quell’occasione il candidato del movimento, Domenico Giannetta, ha ottenuto il 10,94% dei voti.
La consultazione è stata vinta da Fabio Roscioli, candidato del centrodestra, con il 51,02%. Dopo il risultato, Vannacci ha sostenuto che il suo partito sarebbe ormai «indispensabile» per consentire al centrodestra di vincere.
Il leader di Futuro Nazionale continua però a tenere aperta anche l’ipotesi di un percorso indipendente. Il 2 ottobre ha annunciato di essere al lavoro sui «dieci provvedimenti» che vorrebbe approvare nei primi cento giorni di un eventuale governo.
Nella stessa occasione ha ribadito che, se il centrodestra dovesse continuare a ritenere incompatibile Futuro Nazionale con la coalizione, il movimento potrebbe «andare avanti da solo». Una posizione che mantiene aperto un dossier decisivo per le alleanze e per i possibili esiti elettorali.

Campo largo avanti senza Futuro Nazionale nel centrodestra
Sul fronte dell’opposizione, il sondaggio registra un quadro favorevole al cosiddetto campo largo. Il Partito democratico è stimato al 19,5%, in calo di sei decimi, mentre il Movimento 5 Stelle resta stabile al 14,5%.
Alleanza Verdi e Sinistra si attesta al 6,3%. La somma dei tre partiti porta il blocco al 40,3%, quasi un punto in più del centrodestra tradizionale calcolato senza Futuro Nazionale, fermo al 39,4%.
L’eventuale allargamento alle forze centriste modificherebbe ulteriormente il risultato. Italia Viva e +Europa vengono entrambe rilevate al 2,1%; con il loro apporto, il totale delle cinque forze arriverebbe al 44,5%.
In base alla simulazione collegata al sondaggio, questa percentuale permetterebbe al centrosinistra allargato di superare la soglia prevista dallo Stabilicum per l’assegnazione del premio di maggioranza. Resta comunque aperta la discussione sulla guida di un’eventuale coalizione.
Alla direzione del Pd del 2 ottobre, Elly Schlein ha richiamato il peso del Partito democratico, prima forza dell’opposizione, sottolineando che la costruzione di un programma comune dovrà considerare i rapporti di forza. Giuseppe Conte ha invece rilanciato la proposta delle primarie per scegliere il candidato alla presidenza del Consiglio.
Anche Angelo Bonelli è intervenuto nel confronto, contestando l’idea che nelle scelte interne debba prevalere soltanto «la forza dei numeri». Il racconto dei sondaggi, dunque, non chiude il capitolo politico: mette in evidenza percentuali e possibilità, ma non scioglie la questione della leadership.
Stabilicum, la simulazione dei seggi alla Camera e al Senato
Il sondaggio traduce poi le percentuali in una possibile distribuzione parlamentare attraverso lo Stabilicum, la legge elettorale attualmente in esame alla Camera. Il risultato cambia in modo netto a seconda della scelta di Futuro Nazionale.
Nel caso di una corsa autonoma di Vannacci, il campo largo otterrebbe nella simulazione 219 deputati, contro i 130 assegnati al centrodestra e i 30 attribuiti a Futuro Nazionale. Al Senato, il rapporto sarebbe di 109 seggi al campo largo, 64 al centrodestra e 15 al movimento di Vannacci.
Lo scenario sarebbe opposto nel caso di un’intesa tra Futuro Nazionale e la coalizione guidata da Giorgia Meloni, con Forza Italia e Lega. In questa ipotesi, il centrodestra arriverebbe a 222 deputati, mentre il campo largo ne avrebbe 154.
A Palazzo Madama, la simulazione indicherebbe 110 seggi per il centrodestra e 76 per il campo largo. La collocazione del partito di Vannacci emerge quindi come l’elemento in grado di cambiare il risultato tra i due schieramenti principali.
Azione al 3% e l’area dell’astensione ancora ampia
Fuori dai due blocchi rimane Azione, stimata al 3%, un decimo in meno rispetto al precedente sondaggio. Carlo Calenda ha confermato l’obiettivo di ricostruire uno spazio autonomo al centro e ha espresso la convinzione che Vannacci non entrerà, alla fine, nella coalizione guidata da Meloni.
Le scelte delle forze centriste restano pertanto un ulteriore fattore di attenzione. In una competizione segnata da margini contenuti, eventuali accordi o corse separate potrebbero incidere sulla composizione dei blocchi e sulla possibilità di raggiungere una maggioranza.
Resta molto consistente anche la quota di elettori che non indicherebbe alcun partito. Astensionisti, indecisi, schede bianche e nulle arrivano complessivamente al 40,5%, pur segnando una diminuzione di 2,1 punti rispetto alla precedente rilevazione Ipsos.
Il dato segnala che una larga parte dell’elettorato non ha ancora espresso una scelta definita. La fotografia del sondaggio resta quindi provvisoria e condizionata, soprattutto, dalla decisione che Futuro Nazionale prenderà sul proprio posizionamento: fuori dal centrodestra, il campo largo risulterebbe avanti; con Vannacci nella coalizione di Meloni, la simulazione indicherebbe invece il vantaggio del centrodestra.
