
Il clima si fa sempre più teso, quasi elettrico, mentre il Paese si avvicina a un appuntamento che va ben oltre la tecnica giuridica. In piazza, tra bandiere e ultimi appelli, si consuma l’atto finale di una campagna referendaria che ha progressivamente cambiato pelle, trasformandosi in uno scontro politico aperto. Non è più soltanto una questione di norme o di riforme: il voto sulla giustizia si è caricato di significati più profondi, diventando per molti un test sulla tenuta degli equilibri democratici.

Referendum Giustizia: per Fratoianni è uno spartiacque politico
Alla chiusura della campagna del Comitato della società civile per il No, Nicola Fratoianni affida a Fanpage una lettura netta: il referendum giustizia non è una consultazione come le altre. È, piuttosto, uno spartiacque politico.
“In ballo c’è la qualità della nostra democrazia. In ballo c’è una scelta. La scelta è semplice: vogliamo un Paese in cui tutti, anche chi governa, siano sottoposti al controllo di legalità, oppure un Paese in cui chi vince non ha limiti nell’esercizio del potere? Loro vogliono la seconda opzione. Noi la prima. Io penso che votare No significhi garantire che anche il più debole possa trovare giustizia, anche contro chi è più forte”.
Parole che chiariscono subito il perimetro dello scontro: non solo una riforma, ma una visione opposta dello Stato e dei suoi contrappesi.

Referendum Giustizia e governo: lo scontro con Meloni
Il confronto si accende soprattutto sul terreno politico, dove le posizioni appaiono inconciliabili. Da un lato il governo, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che considera il voto un’occasione decisiva per intervenire sul sistema. Dall’altro, chi come Fratoianni respinge questa narrazione.
“No. Se ci fosse buona fede, si potrebbe intervenire subito su ciò che serve davvero: risorse, personale, stabilizzazione dei precari, digitalizzazione dei fascicoli, tempi più rapidi. I problemi della giustizia si risolvono così, non cambiando sette articoli della Costituzione”.
Ma il nodo più delicato resta quello dell’indipendenza della magistratura, tema che attraversa tutta la campagna referendaria e che alimenta timori e polemiche.
Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva