
Le indagini sulla morte di Antonella Di Iersi e della figlia Sara Di Vita, avvelenate dalla ricina e decedute lo scorso dicembre a Pietracatella, entrano in una fase decisiva. Gli inquirenti stanno proseguendo con nuovi accertamenti per chiarire chi abbia somministrato la sostanza e in quali circostanze.
Gli ultimi aggiornamenti sono stati riferiti dall’inviato Vincenzo Rubano durante la puntata di Morning News andata in onda lunedì 13 luglio 2026, davanti alla Questura di Campobasso. Al centro dell’inchiesta restano le analisi scientifiche e le verifiche sui possibili responsabili.

Ricina a Pietracatella, la frase attribuita agli investigatori
Secondo quanto riportato nel corso della trasmissione, nella giornata sarebbero state disposte ulteriori attività investigative. Tre persone sarebbero state convocate per presentarsi in Questura, mentre sabato sera la Polizia avrebbe effettuato un’ispezione nel centro di Pietracatella.
«Sono state convocate tre persone che dovranno presentarsi in Questura. Sabato sera la Polizia ha effettuato anche un’ispezione nel centro di Pietracatella», ha spiegato Rubano.
L’inviato ha inoltre riportato una frase attribuita a una fonte investigativa, sottolineando che non si tratta di una dichiarazione ufficiale: «Noi sappiamo chi ha ucciso Antonella e Sara, ma abbiamo bisogno di prove scientifiche. È solo questione di tempo».

Autopsia e analisi sulla ricina: gli accertamenti decisivi
L’elemento centrale dell’inchiesta è la perizia autoptica, composta da circa 900 pagine e già depositata presso la Procura di Larino. Il documento ha confermato che Antonella Di Iersi e Sara Di Vita sono morte dopo aver assunto dosi letali di ricina.
Un ruolo rilevante è affidato anche al Robert Koch Institute di Berlino, dove sono in corso esami su campioni biologici e alimenti sequestrati. Lo scopo è individuare l’origine della sostanza tossica e definire con maggiore precisione la modalità di assunzione.
In base agli esiti dell’autopsia, il veleno sarebbe stato ingerito tra il 23 e il 24 dicembre, verosimilmente per via orale. Gli investigatori dovranno ora stabilire se l’assunzione sia riconducibile all’intervento di terzi e quale possa essere stato il movente.
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