Indagini sui sospetti e controlli sui telefoni
Stando alle informazioni emerse durante Morning News, l’attenzione degli inquirenti sarebbe rivolta a quattro persone. Al momento non risultano, però, comunicazioni ufficiali relative a iscrizioni nel registro degli indagati né contestazioni di reati.
Nei giorni precedenti sono state ascoltate diverse persone informate sui fatti. Tra loro figura anche don Stefano Fracassi, parroco di Campobasso e confessore di Antonella, che potrebbe aver ricevuto confidenze riguardo allo stato d’animo della donna.
Proseguono inoltre le verifiche tecniche sui cellulari. L’analisi delle celle telefoniche punta a ricostruire spostamenti e presenze delle persone al vaglio, anche nell’area del Lago di Occhito.
Piantagione di ricino al Lago di Occhito e ipotesi sul movente
Nel servizio è stata mostrata una piantagione di ricino individuata nei pressi del Lago di Occhito. Secondo Rubano, la presenza della pianta sul territorio indicherebbe che reperire la materia prima non sarebbe particolarmente complesso.
Un’osservazione condivisa dal conduttore Dario Maltese, secondo il quale il ritrovamento confermerebbe la disponibilità nella zona della pianta da cui viene ricavata la ricina. Le forze dell’ordine hanno nel frattempo esteso sopralluoghi e verifiche anche ad altri comuni della provincia di Campobasso, sulla base di nuovi elementi raccolti.
Secondo quanto riferito nel programma, il possibile movente sarebbe ricercato nella cerchia familiare o tra persone molto vicine alle due vittime. Si tratta di una pista investigativa ancora da verificare, non accompagnata al momento da provvedimenti giudiziari.
Il ricordo del sindaco di Macchia Valfortore
Durante la trasmissione è intervenuto anche Gianfranco Paolucci, sindaco di Macchia Valfortore e titolare della struttura sul Lago di Occhito nella quale Antonella e il marito Gianni avevano celebrato il ricevimento di nozze.
«Erano una coppia felice, che affrontava la vita con serenità. Li ho rivisti anche lo scorso anno durante una festa a Pietracatella e mi sono sembrati sereni», ha raccontato.
Paolucci ha parlato anche della presenza del ricino nell’area: «Non è una coltivazione diffusa, è una pianta spontanea. Probabilmente c’è sempre stata, ma molti di noi non ne conoscevano l’esistenza. Forse i nostri antenati la utilizzavano in agricoltura per proteggere i campi».