
La data delle prossime elezioni politiche è già al centro del confronto nella maggioranza. Da una parte Matteo Salvini, che spinge perché la legislatura arrivi alla sua conclusione naturale e il voto si svolga nell’autunno del 2027; dall’altra Giorgia Meloni, orientata invece verso una chiamata alle urne in primavera, con l’11 aprile indicato fra le opzioni più concrete.
Non si tratta soltanto di una questione di calendario. La scelta inciderebbe sui tempi della possibile revisione della legge elettorale, sull’organizzazione delle amministrative e sugli equilibri politici dell’ultima fase del governo. La legislatura, iniziata nell’autunno del 2022, ha una durata ordinaria di cinque anni, ma il momento effettivo del voto dipenderà dalle decisioni istituzionali che matureranno nei prossimi mesi.

Salvini insiste sull’autunno 2027
Il leader della Lega avrebbe intensificato il proprio pressing per evitare elezioni anticipate rispetto alla scadenza naturale. Nella sua valutazione, alcuni mesi aggiuntivi potrebbero offrire al centrodestra un quadro più favorevole, anche alla luce dell’andamento dell’economia e della necessità, per il Carroccio, di consolidare il consenso prima della campagna elettorale.
Salvini continua a sostenere pubblicamente che l’esecutivo debba completare il suo percorso. Anche durante il Meeting di Rimini ha richiamato l’autunno 2027 come approdo naturale della legislatura, una posizione che resta coerente con l’obiettivo di arrivare alle urne dopo aver esaurito tutti i passaggi politici e parlamentari previsti.
Il nodo del Viminale e le riserve della premier
Sullo sfondo del ragionamento del vicepremier ci sarebbe anche il tema del Viminale. Secondo le ricostruzioni, Salvini punterebbe a tornare alla guida del ministero dell’Interno, oggi affidato a Matteo Piantedosi, per affrontare l’ultima parte della legislatura da una posizione centrale nell’azione di governo e nella comunicazione politica.
Giorgia Meloni, tuttavia, non sarebbe favorevole né a un cambio al ministero dell’Interno né alla necessità di attendere fino all’autunno. A Palazzo Chigi l’ipotesi di una consultazione primaverile continuerebbe ad avere maggiore attenzione, perché consentirebbe di definire con anticipo il quadro elettorale e di evitare una sovrapposizione prolungata fra appuntamenti nazionali e locali.
La data più citata resta quella di domenica 11 aprile 2027. In quel caso le politiche si terrebbero due settimane dopo la Pasqua, fissata il 28 marzo, e prima della finestra normalmente destinata alle elezioni comunali, prevista tra maggio e giugno. Il calendario permetterebbe quindi di separare i due passaggi, limitando una lunga sequenza di campagne elettorali concentrate nello stesso periodo.
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