
L’attacco è frontale, il linguaggio netto, la strategia dichiarata senza giri di parole. Matteo Renzi sceglie il tema più sensibile del dibattito pubblico e invita il centrosinistra a smettere ogni cautela. La sicurezza, tradizionale cavallo di battaglia della destra, viene indicata come il punto debole del governo Meloni. Non uno scivolone episodico, ma una responsabilità politica che, secondo l’ex premier, va inchiodata ai fatti e trasformata in una leva elettorale. Il messaggio è rivolto agli alleati presenti e a quelli potenziali, ma anche a chi, nel campo progressista, appare ancora incerto sulla linea da tenere.


Sicurezza al centro della sfida politica
“Caro centrosinistra, sulla sicurezza non è il momento di essere timidi”. È con questa frase che Matteo Renzi apre il suo intervento all’assemblea nazionale di Italia Viva, indicando con chiarezza il terreno di scontro. L’ex presidente del Consiglio chiede all’opposizione di incalzare Giorgia Meloni dopo quattro anni di governo, ribaltando la narrazione costruita dal centrodestra.
Renzi chiama in causa episodi concreti e luoghi simbolici, trasformando la cronaca in argomento politico: “Adesso il centrodestra ci spieghi perché, dopo quattro anni di governo Meloni, ci sono coltelli a scuola a La Spezia, non ci sono poliziotti a Bologna, a Palermo ammazzano e a Milano non arrivano gli agenti”. La sicurezza, nel suo racconto, non è uno slogan ma una somma di mancanze che attraversano il Paese, dal Nord al Sud, e che mettono in discussione l’efficacia dell’azione di governo.

Sicurezza e l’attacco diretto al governo Meloni
Il passaggio più duro, riporta Fanpage, arriva quando Renzi affonda senza attenuanti: “È il governo degli sciacalli”. L’accusa è esplicita e resta legata alle parole pronunciate dal leader di Italia Viva: “Sfruttano tutti i casi di cronaca per aumentare i reati e tengono cinquecento poliziotti in Albania anche se sa che non servono a nulla”. La critica non riguarda solo la gestione dell’ordine pubblico, ma una strategia comunicativa giudicata cinica e priva di soluzioni strutturali.
Renzi insiste sul fattore tempo, trasformandolo in un boomerang politico per la premier: “Meloni continua a ripetere che è lì da quattro anni, che nessuno mai come loro, ma diventerà la loro condanna essere lì, non la loro forza. Perché alla fine qualcuno gli dirà ‘Sono quattro anni che sei lì, che hai fatto?’”. Nel mirino finisce anche il rapporto con Bruxelles: “Meloni dà la colpa ai burocrati europei, ma sei tu l’Europa…”. La sicurezza diventa così la lente attraverso cui misurare il bilancio complessivo dell’esecutivo.
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