La posizione del Treviso Calcio e il nodo del tifo non organizzato
Contattato per un commento sui disordini verificatisi dopo la partita, il Treviso Calcio ha optato, almeno in questa fase, per una linea di estrema prudenza. Attraverso l’ufficio stampa, il club ha fatto sapere che non rilascerà dichiarazioni fino a quando non sarà chiarita in modo definitivo la sequenza degli eventi e non saranno conclusi gli accertamenti delle autorità competenti. Dalle prime comunicazioni filtrate dalla società emerge, tuttavia, un elemento ritenuto significativo: per quanto noto al club in questo momento, non si tratterebbe di tifo organizzato. La Curva trevigiana, secondo quanto riferito, era infatti impegnata in un incontro per gli auguri di Natale, distante dal luogo in cui si sono sviluppati gli scontri. Questo aspetto spinge a concentrare l’attenzione su gruppi non formalmente inquadrati nelle strutture del tifo organizzato, ma comunque attivi nelle dinamiche di rivalità tra sostenitori.
La distinzione tra tifoseria organizzata e soggetti autonomi rappresenta un nodo importante anche dal punto di vista delle responsabilità e delle possibili misure preventive. Mentre i gruppi ufficiali mantengono spesso un dialogo con le società e con le istituzioni, la presenza di elementi non coordinati, ma pronti a sfruttare il contesto della partita per dar luogo a episodi di violenza, pone sfide ulteriori alla gestione dell’ordine pubblico. Treviso Calcio, in attesa di elementi più chiari, potrebbe nelle prossime settimane valutare iniziative di sensibilizzazione rivolte ai propri sostenitori, ribadendo la necessità di mantenere un comportamento rispettoso e conforme alle regole, sia all’interno dello stadio sia nelle aree cittadine coinvolte nelle giornate di gara.

Un pomeriggio di violenza che riaccende il tema della sicurezza
Al termine della ricostruzione dei fatti, resta l’immagine di un pomeriggio segnato da scontri tra ultrà e da un bilancio preoccupante per chi era impegnato semplicemente a svolgere il proprio lavoro. L’autista del bus, vittima diretta dell’aggressione, incarna la condizione di tutti quegli operatori – conducenti, controllori, addetti alla sicurezza, personale sanitario – che si trovano in prima linea in contesti potenzialmente critici, spesso senza disporre di strumenti adeguati per fronteggiare improvvise esplosioni di violenza. L’episodio riporta con forza al centro del dibattito il tema della sicurezza negli eventi sportivi, in particolare per le categorie che operano nei servizi collegati alle partite: dal trasporto pubblico all’accoglienza nei pressi degli stadi, fino alla gestione dei flussi nelle stazioni e nei parcheggi. La necessità di integrare i piani di ordine pubblico con protocolli mirati alla tutela dei lavoratori appare sempre più evidente.
Alla luce di quanto accaduto dopo Treviso-Mestre, non è escluso che le autorità valutino un rafforzamento dei dispositivi in occasione delle partite considerate a rischio, anche nei campionati dilettantistici come la Serie D, dove il livello di attenzione deve restare elevato. Potrebbero essere presi in esame, ad esempio, percorsi separati per i mezzi che trasportano le tifoserie ospiti, fasce orarie differenziate per il deflusso e un maggior coordinamento preventivo con gli operatori del trasporto pubblico. In attesa degli esiti completi delle indagini, l’aggressione all’autista e i danneggiamenti all’autobus Mom rappresentano un segnale concreto dei rischi connessi al tifo violento, anche in ambiti che dovrebbero restare estranei a ogni forma di scontro. La sfida, per istituzioni, club e operatori, sarà quella di rafforzare gli strumenti di prevenzione e di intervento, affinché episodi di questo tipo non si ripetano nelle future giornate di campionato.