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Scoppia la protesta in Italia: autostrada bloccata e traffico in tilt

“Non possiamo vendere sotto costo”

Uno dei temi più sentiti riguarda il prezzo riconosciuto ai produttori. Durante il presidio di Pizzo, alcuni agricoltori hanno denunciato che in determinati casi il prezzo dell’olio sarebbe crollato da circa 9,20 euro a 3,50 euro, mentre i costi legati a confezionamento, trasporto, carburante e manodopera continuano a crescere.

Secondo i manifestanti, il risultato è che una parte della produzione resta invenduta o viene ceduta con margini troppo bassi per coprire le spese. “Non possiamo vendere i nostri prodotti sotto costo” è diventato uno degli slogan più ripetuti durante la mobilitazione.

Carburanti e costi di produzione nel mirino

La protesta riguarda anche il forte aumento dei carburanti, considerato uno dei fattori che maggiormente incidono sui costi delle aziende agricole. Gasolio, trasporti, macchinari e logistica pesano sempre di più sui bilanci delle imprese, mentre i prezzi riconosciuti ai produttori non sarebbero cresciuti allo stesso ritmo.

Gli organizzatori denunciano inoltre il divario tra i prezzi all’origine e quelli pagati dai consumatori, oltre alla concorrenza dei prodotti esteri e ai danni provocati in alcune aree dalla fauna selvatica.

La richiesta di un incontro con Occhiuto

I manifestanti di Pizzo hanno chiesto un confronto con il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, e si sono detti pronti a proseguire il presidio fino a quando non arriveranno risposte concrete.

Durante la protesta non sono mancati anche gesti di solidarietà da parte di alcuni automobilisti, che hanno portato acqua e cibo agli agricoltori presenti davanti allo svincolo. Gli organizzatori hanno assicurato che il passaggio dei mezzi di emergenza e soccorso viene comunque garantito.

La mobilitazione continua

La protesta non sembra destinata a fermarsi. Dopo i primi presidi del 28 settembre, le iniziative sono proseguite nei giorni successivi e il fronte della mobilitazione si è allargato ad altre aree della Calabria.

L’obiettivo dichiarato dagli agricoltori è ottenere interventi strutturali e non soltanto misure temporanee. Il messaggio resta lo stesso: produrre non può significare lavorare in perdita. Per questo i manifestanti chiedono riduzione dei costi, maggiore tutela dei prezzi agricoli e un confronto diretto con le istituzioni regionali e nazionali.

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