
Nelle ultime ore Westminster è scossa da un terremoto politico che rischia di cambiare gli equilibri a Downing Street e oltre. L’onda d’urto delle nuove rivelazioni emerse dai cosiddetti Epstein files – milioni di pagine di documenti resi pubblici dagli Stati Uniti che comprendono informazioni sensibili sui legami dell’ex ministro laburista Peter Mandelson con il finanziere Jeffrey Epstein – ha trasformato una controversia in una crisi istituzionale, facendo tremare i vertici del governo guidato da Keir Starmer e alimentando richieste di trasparenza e responsabilità da parte di parlamentari, opposizione e media internazionali.

Dimissioni nel governo di Keir Starmer
Il governo di Keir Starmer registra un nuovo cambio ai vertici di Downing Street. Tim Allan, direttore delle comunicazioni del primo ministro, ha rassegnato le dimissioni. L’uscita avviene mentre continua a far discutere il caso legato alla nomina di Peter Mandelson e alle informazioni riemerse in merito ai suoi presunti legami con Jeffrey Epstein.
Le dimissioni di Allan arrivano dopo altre defezioni interne e in un quadro di forte pressione politica sulla gestione delle nomine e della comunicazione dell’esecutivo.

Caso Epstein e nomina di Peter Mandelson: l’origine della crisi
Al centro delle tensioni c’è la scelta di nominare Peter Mandelson ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti. Mandelson, esponente di lungo corso del Labour, è tornato sotto i riflettori a causa di presunti collegamenti con Jeffrey Epstein, il finanziere statunitense coinvolto nello scandalo sul traffico sessuale e morto in carcere.
La situazione si è aggravata dopo la pubblicazione di milioni di documenti inediti da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, che ha riportato l’attenzione su dettagli considerati politicamente sensibili. In questo contesto, la nomina di Mandelson è diventata oggetto di critiche e contestazioni.
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