La confessione sulle “80 vittime” al vaglio degli investigatori
Il dato più grave emerso dopo l’arresto riguarda la dichiarazione resa dal 33enne. L’uomo avrebbe sostenuto di essere responsabile di 80 omicidi, un numero che le autorità non considerano, allo stato, un fatto accertato. Ogni singolo elemento del suo racconto dovrà essere confrontato con denunce, fascicoli aperti, ritrovamenti e casi rimasti senza responsabili nella regione.
Per approfondire l’attendibilità delle sue parole, Lopes da Silva sarà sottoposto anche a una valutazione psichiatrica. La verifica delle sue condizioni e delle dichiarazioni fornite sarà necessaria per definire il quadro investigativo e giudiziario. Il capo della polizia locale, Douglas Garcia, ha spiegato: «È un dato molto significativo. Riteniamo che, anche se il numero esatto non fosse quello, ci si vada molto vicino».
La frase non equivale a una conferma del numero indicato dal fermato, ma evidenzia quanto gli investigatori ritengano rilevante il contenuto della confessione. Le verifiche dovranno stabilire se le informazioni fornite possano condurre a nuovi riscontri, a luoghi specifici o a procedimenti che non avevano ancora trovato una soluzione.
Dalle aree boschive alla sparatoria di Rio Tinto
Raggiungere Jorlan Lopes da Silva non sarebbe stato semplice. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dopo i delitti l’uomo si sarebbe spostato soprattutto attraverso le aree boschive della zona, sfruttando la fitta vegetazione per nascondersi e rendere più difficili le ricerche. Gli agenti hanno setacciato il territorio per quasi due giorni prima di riuscire a chiudere il cerchio.
Una prima svolta nell’indagine si era verificata circa 20 giorni prima, durante un’operazione condotta a Rio Tinto. In quell’occasione, secondo quanto ricostruito, Lopes da Silva si sarebbe trovato insieme ad altri sospettati in uno scontro a fuoco con la polizia. Era riuscito a fuggire, dando avvio alla successiva ricerca sul territorio.
Dopo l’allontanamento, il 33enne avrebbe trovato riparo in una comunità di Cabadelo, nell’area metropolitana di João Pessoa. Il luogo sarebbe considerato vicino a un’organizzazione criminale nata a Rio de Janeiro e presente anche nello Stato di Paraíba. Gli investigatori stanno valutando questo passaggio per comprendere se esistano collegamenti concreti tra il sospettato e il gruppo.
Le accuse formali e gli accertamenti ancora aperti
Il passato di Lopes da Silva, secondo la stampa locale, sarebbe segnato da precedenti penali fin dall’adolescenza e da diversi ingressi in carcere, per un totale di circa sei anni di detenzione. Dopo l’ultima pena, era stato scarcerato nel maggio 2026. Anche questo aspetto rientra nel profilo che gli investigatori stanno ricostruendo.
Formalmente, il 33enne risulta indagato per l’omicidio di due commercianti, uccisi ad agosto insieme ad altre quattro persone, e per la morte di un giovane ritrovato in un luogo che sarebbe stato indicato dallo stesso fermato. Sono queste, al momento, le contestazioni sulle quali si concentrano gli atti dell’inchiesta.
Il lavoro della polizia prosegue ora su due piani: ricostruire con precisione gli spostamenti dell’uomo e verificare il contenuto della confessione rispetto agli omicidi irrisolti della zona. Solo gli accertamenti investigativi, gli eventuali riscontri e le decisioni dell’autorità giudiziaria potranno chiarire quanto ci sia di fondato dietro la dichiarazione sulle 80 vittime.