Il caso dei sigari premium: accise altissime
Particolarmente significativo è il caso dei sigari di fascia alta, come quelli della linea Royal Release di Davidoff. Per alcune varianti, come i Salomones 10, l’accisa raggiunge livelli estremamente elevati: si passa da circa 30.000 euro al chilo a oltre 31.600 euro al chilo con il nuovo aggiornamento.
Questi numeri evidenziano come la tassazione sui prodotti da fumo sia strutturata in modo da incidere maggiormente sui segmenti premium, dove il valore commerciale è più alto e l’impatto fiscale può generare entrate significative per lo Stato.

Una strategia a rate: aumenti mensili sulle accise
L’intervento del 6 maggio si inserisce in una strategia più ampia che prevede aumenti scaglionati nel tempo. Dall’inizio dell’anno, infatti, si tratta del quinto ritocco dei prezzi, con una frequenza che si sta stabilizzando intorno a un aggiornamento al mese.
L’ultimo aumento era arrivato appena tre settimane fa, segno di un’accelerazione nella politica fiscale sui tabacchi. Questo approccio consente di distribuire nel tempo l’impatto sugli utenti, evitando rincari troppo bruschi in un’unica soluzione, ma mantenendo costante la pressione fiscale sul settore.
Impatto sui consumatori e sul mercato
Per i fumatori abituali, anche aumenti apparentemente limitati – come 10 o 20 centesimi a pacchetto – possono tradursi in una spesa aggiuntiva significativa su base mensile o annuale.
Allo stesso tempo, il mercato dei tabacchi continua a essere uno dei principali ambiti di intervento fiscale, sia per ragioni di gettito sia per obiettivi legati alla salute pubblica. L’evoluzione dei prezzi nei prossimi mesi dipenderà da eventuali nuovi interventi normativi e dall’andamento dei consumi.