Il parere dell’esperto sul problema al ginocchio
A delineare il quadro generale delle problematiche che possono colpire un tennista è Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’Università del Salento e segretario generale della Simfer, intervistato da Adnkronos Salute. Bernetti ha precisato di non poter formulare indicazioni sul caso individuale di Sinner, dal momento che non dispone di referti, immagini diagnostiche o documentazione medica.
L’esperto ha tuttavia spiegato quale sia, in termini generali, l’ipotesi più frequente quando il dolore al ginocchio non segue un trauma netto e immediatamente riconoscibile. “Quando un tennista accusa un problema al ginocchio senza aver subito un trauma acuto, come sembrerebbe essere il caso di Sinner, probabilmente ci troviamo davanti a una patologia da sovraccarico”, spiega Bernetti.
Una condizione da overuse, cioè da sovraccarico funzionale, può svilupparsi in modo graduale. Non è quindi indispensabile che vi siano una caduta, una torsione violenta o un singolo episodio identificabile: l’insorgenza del dolore può essere legata alla somma di sollecitazioni ripetute nel tempo, quando i normali tempi di recupero dell’organismo non risultano sufficienti.
Nel tennis di alto livello il calendario, i viaggi, le superfici diverse e le sedute di preparazione aumentano la complessità della gestione fisica. La prevenzione passa normalmente dal monitoraggio dei carichi di lavoro, dal recupero e dalla personalizzazione degli allenamenti, ma l’eventuale ritorno in campo dipende sempre dall’evoluzione dei sintomi e dalle valutazioni dello staff sanitario.
Perché il tennis espone il ginocchio a stress continui
Il gioco moderno impone agli arti inferiori un’attività particolarmente intensa. In ogni partita il giocatore alterna scatti, arresti bruschi, cambi di direzione, movimenti laterali, salti e ripartenze. Queste azioni, spesso eseguite alla massima velocità e ripetute per ore, richiedono al ginocchio di assorbire e distribuire carichi elevati.
Le frenate per raggiungere una palla corta, le torsioni durante un recupero laterale e le spinte necessarie per colpire in equilibrio producono sollecitazioni costanti. A livello professionistico, tali movimenti non si limitano alla gara: si ripetono durante gli allenamenti, le fasi di riscaldamento e le settimane di torneo. Secondo Bernetti, questa sequenza può generare microtraumi ripetuti che finiscono per superare la capacità dell’organismo di recuperare tra una sollecitazione e quella successiva.
I dati citati dall’esperto aiutano a definire la frequenza del fenomeno. Gli infortuni agli arti inferiori rappresenterebbero tra il 31% e il 67% degli infortuni nel tennis, mentre il ginocchio risulterebbe coinvolto nel 10-15% dei casi. Una percentuale significativa, stimata attorno al 60-70%, non sarebbe collegata a un evento traumatico isolato, ma a meccanismi di sovraccarico progressivo.
Il punto, in queste circostanze, è che il dolore può manifestarsi senza un momento preciso in cui l’atleta avverte di essersi infortunato. Il corpo può tollerare le sollecitazioni per un periodo, fino a quando l’accumulo di fatica meccanica determina la comparsa dei sintomi. Si tratta di un aspetto che rende necessari controlli accurati e una gestione prudente dei tempi di rientro.
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