
Gianni Di Vita e la figlia Alice hanno lasciato Pietracatella per trasferirsi a Campobasso, dopo mesi trascorsi in un contesto diventato sempre più complesso sotto il profilo mediatico e personale. La decisione arriva a distanza di mesi dall’inchiesta sull’avvelenamento che ha colpito la loro famiglia e che ha trasformato il piccolo centro molisano in un caso nazionale.
La famiglia, secondo quanto riferito, aveva trovato temporaneamente ospitalità nella casa di una parente, situata nei pressi dell’abitazione originaria ancora sottoposta a sequestro. Il trasferimento verso il capoluogo regionale segna una nuova fase, dettata soprattutto dall’esigenza di ridurre l’esposizione pubblica e vivere in un contesto più riservato.

La pressione mediatica e la scelta di allontanarsi
A spiegare il contesto è l’avvocato della famiglia, Vittorino Facciolla, che ha parlato di una situazione diventata difficile da sostenere per la continua presenza di giornalisti e telecamere davanti all’abitazione.
Secondo la difesa, la pressione mediatica avrebbe avuto un impatto diretto soprattutto sulla figlia Alice, 19 anni, che nei prossimi mesi dovrà affrontare l’esame di maturità. La giovane sarebbe stata esposta per lungo tempo all’attenzione pubblica, con ogni spostamento quotidiano seguito da cronisti e curiosi.
Il trasferimento, precisa il legale, non avrebbe alcun significato nei rapporti familiari, ma risponderebbe esclusivamente alla necessità di tutelare la serenità della ragazza e della famiglia in un momento particolarmente delicato.
L’inchiesta sull’avvelenamento e il caso “ricina”
Il caso ruota attorno all’inchiesta per presunto avvelenamento che lo scorso dicembre ha coinvolto due membri della famiglia: Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita, entrambe decedute dopo un malore improvviso successivo a una cena in casa.
Gli investigatori stanno lavorando sull’ipotesi di un possibile utilizzo di sostanze tossiche, tra cui la ricina, per ricostruire con precisione quanto accaduto nelle ore precedenti ai decessi. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Larino, procede per duplice omicidio volontario contro ignoti.
Al centro delle verifiche ci sono le ultime ore trascorse in famiglia, in particolare la vigilia di Natale, considerata un passaggio temporale chiave per chiarire la sequenza degli eventi.
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