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“Sono stata io”. Colpo di scena in aula: ha confessato l’omicidio del padre

L’omicidio del padre nel garage di casa

Per ricostruire quanto accaduto bisogna tornare al 23 dicembre 2024. Quel giorno Francesco Capuano venne ucciso con alcuni colpi di pistola all’interno della propria automobile, parcheggiata nel garage del condominio di via Biolcheria, a Suzzara, in provincia di Mantova.

L’anziano viveva insieme alla figlia Rosa, che all’epoca aveva 46 anni. Fu proprio lei a chiedere l’intervento dei soccorsi, raccontando una versione dei fatti che inizialmente sembrava quella di una tragica scoperta.

La donna riferì di essersi allontanata per qualche istante, risalendo nell’abitazione per recuperare un oggetto dimenticato prima di uscire insieme al padre per alcune commissioni. Quando sarebbe tornata nel garage, secondo il suo racconto, avrebbe trovato l’uomo ormai senza vita.

Una ricostruzione che, tuttavia, non convinse gli investigatori. I Carabinieri iniziarono ad approfondire soprattutto i rapporti familiari e le circostanze in cui era maturato il delitto, concentrando progressivamente l’attenzione sulla figlia della vittima.

La pistola nascosta nel beauty case

La svolta nelle indagini arrivò alcuni mesi dopo, nel marzo 2025. Rosa Capuano venne arrestata a Giugliano, in provincia di Napoli, località dalla quale proveniva la famiglia e dove la donna era tornata dopo la morte del padre.

Durante le operazioni, i militari trovarono all’interno del suo beauty case un revolver calibro 22. L’arma conteneva tre bossoli ritenuti compatibili con quelli utilizzati per uccidere Francesco Capuano. Un elemento investigativo importante, che contribuì a rafforzare il quadro accusatorio nei confronti della donna.

Il rapporto con il padre e il movente dell’omicidio

Dietro l’uccisione del pensionato, secondo la ricostruzione emersa nel procedimento, ci sarebbe stato un rapporto familiare particolarmente difficile. La donna avrebbe vissuto in una condizione di profonda soggezione nei confronti del padre, di cui si occupava quotidianamente.

A questo si sarebbe aggiunta l’aspettativa di diventare la sua erede universale. Un insieme di circostanze che avrebbe alimentato il movente del delitto e che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe portato alla decisione di uccidere l’anziano.

A distanza di mesi da quella mattina di dicembre, la confessione pronunciata davanti ai giudici ha segnato il passaggio decisivo del processo: Rosa Capuano ha ammesso di aver sparato al padre ed è stata condannata a 25 anni di reclusione.

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