
Nel carcere la tensione è silenziosa, fatta di sguardi e ricostruzioni che si rincorrono senza trovare ancora una spiegazione condivisa. Dietro le sbarre, la vicenda delle due adolescenti riemerse dopo giorni di angoscia continua a produrre conseguenze giudiziarie e umane. Un intreccio che, come riporta Leggo, ha lasciato gli inquirenti davanti a una rete familiare complessa e a dinamiche ancora tutte da chiarire.

Sorelle ritrovate: la situazione in carcere
A Sulmona Sulmona restano in isolamento Marco D’Acunto e Vincenzo Esposito, rispettivamente padre e compagno di Valentina D’Acunto, mentre la donna è detenuta a Teramo Teramo. Tutti sono accusati di sequestro di persona aggravato in concorso nell’ambito della vicenda che ha coinvolto le due minorenni.
Secondo fonti penitenziarie, i due uomini mostrano un atteggiamento di apparente smarrimento. Sono descritti come «increduli» di fronte all’epilogo della vicenda, quasi incapaci di cogliere la portata delle accuse che li hanno portati in cella. Una condizione che, riferiscono gli ambienti investigativi, si accompagna a una sorveglianza costante e a una gestione particolarmente rigorosa della detenzione.

Sorelle ritrovate: il ruolo dell’avvocato tradito
Al centro della ricostruzione emerge anche la figura dell’avvocato Enrico Mastantuono, che per giorni ha rappresentato pubblicamente la posizione di Valentina D’Acunto. Una narrazione costruita attorno all’immagine di una madre in difficoltà, poi smentita dagli sviluppi investigativi.
«Se avessi saputo che la madre stava bleffando, ne avrei dato notizia all’autorità giudiziaria, anzitutto per le bambine», ha dichiarato. Il legale ha raccontato di aver seguito la vicenda con «forte partecipazione» e di aver vissuto un «crollo» al momento della svolta investigativa. Il ritrovamento delle ragazze è stato per lui «un fulmine a ciel sereno». E ancora: «Ho provato gioia per il ritrovamento delle ragazze in salute e sgomento per tutto il resto. Le spese le pagheranno le bambine, che non hanno alcuna responsabilità».
Nelle stesse ore, osserva la ricostruzione giudiziaria, Mastantuono ha descritto gli indagati come figure disorientate, dichiarando: «Mi sono sembrati spaventati».
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