Sarah e Alisya, la difesa della zia e il senso della scelta
Nel suo racconto emergono anche dettagli sulla quotidianità all’interno dell’appartamento. Sarah e Alisya avrebbero trascorso gran parte del tempo chiuse in camera: «Mangiavamo a mezzogiorno e loro stavano tutto il giorno in camera». Una condizione che la donna descrive senza nascondere la propria percezione di responsabilità morale più che formale.
La sua posizione si fa più netta quando spiega le motivazioni personali: «Io l’ho fatto per le bambine. A me quell’uomo non piaceva, non volevo che stessero con il padre. Non mi hanno dato soldi, io pensavo fosse la cosa giusta». E ancora: «Io quelle bambine non le avevo mai viste prima. Andava bene anche stare ai domiciliari, io avrei rischiato per loro. Speravo solo che non ci fossero conseguenze».
Il tono si chiude su una difesa personale intensa: «Sono spaventata, ma io volevo solo proteggerle», aggiunge, fino a una considerazione finale: «Non volevo che stessero con il papà. Volevo che andassero con la mamma, volevano proteggerle. Manco fossi una terrorista, anche se stavo ai domiciliari non mi importava, io l’ho fatto col cuore e non volevo sapere nulla. Non sapevo quanto restassero, mesi forse per quanto cibo mi hanno portato».