
Le strade e le piazze di diverse province iraniane sono diventate il teatro di una tensione senza precedenti. Manifestanti scesi in massa stanno sfidando il rigido apparato di controllo imposto dalle autorità, che cercano con ogni mezzo di contenere una mobilitazione che sembra destinata a segnare una svolta storica. Nelle principali province, così come in altre aree del Paese, le proteste si sono trasformate in scontri durissimi: le forze di sicurezza rispondono con mezzi pesanti e spari sulla folla, causando feriti e vittime, mentre l’eco delle manifestazioni non accenna a placarsi.

Una svolta epocale e il prezzo tragico delle proteste
Quello che si osserva è un momento cruciale: un punto di rottura in cui la pressione dal basso sembra sfuggire al controllo politico, alimentando una forza propulsiva capace di mutare profondamente la scena sociale e politica. Ogni giorno che passa, la violenza dello Stato non ferma l’ondata di dissenso; al contrario, la sua rigidità mette in luce quanto il Paese stia attraversando una fase storica carica di tensione e potenziale trasformazione, un evento che potrebbe ridefinire il futuro del Paese.

La risposta brutale del regime: spari sulla folla
La situazione nelle strade è caratterizzata da un livello di tensione estremamente elevato, con una repressione delle manifestazioni che sta causando un numero crescente di vittime e feriti in diverse aree del Paese. In base ai dati diffusi da agenzie internazionali e a testimonianze raccolte sul territorio, le forze di sicurezza stanno intervenendo in modo particolarmente duro contro i cortei di protesta, utilizzando armi da fuoco e mezzi pesanti per disperdere la folla. Il clima di allerta imposto dalle autorità della capitale risulta estremamente rigido. Cosa succede.
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