
La scomparsa di Kalie McCrystal sul Cervino
La vicenda risale ai primi giorni di settembre. McCrystal, runner originaria di Squamish, nella Columbia Britannica, era arrivata ai piedi del Cervino alcune settimane prima con l’obiettivo di prepararsi alla sfida. Il suo programma prevedeva di percorrere in salita e in discesa la Cresta del Leone in meno di cinque ore, cercando di stabilire un nuovo record.
Si tratta di un itinerario noto agli alpinisti e considerato molto impegnativo, soprattutto per l’esposizione, per le difficoltà tecniche e per le condizioni che possono cambiare rapidamente in quota. Il Cervino, con i suoi 4.478 metri di altitudine, richiede preparazione specifica, capacità di valutazione del terreno e attenzione costante durante ogni fase dell’ascensione e del rientro.
Il 7 agosto, attraverso i suoi canali social, l’atleta aveva raccontato con entusiasmo il periodo trascorso a Cervinia per allenarsi e acclimatarsi. Quel soggiorno era parte della preparazione per un obiettivo sportivo che rappresentava una delle prove più ambiziose del suo percorso in montagna.
Il 1° settembre Kalie McCrystal sarebbe stata vista da due alpiniste polacche mentre avanzava a passo sostenuto verso il Pic Tyndall, una delle zone lungo l’itinerario. Quell’avvistamento è stato l’ultimo elemento certo emerso nella ricostruzione. Dopo quel momento, non sarebbero più arrivate comunicazioni dalla 38enne.
L’allarme è stato lanciato da un’amica, insospettita da un silenzio che appariva insolito e prolungato. Da lì è iniziata la macchina dei soccorsi, con controlli organizzati sulle aree del Cervino che potevano essere compatibili con il percorso previsto e con una possibile deviazione o difficoltà incontrata durante il rientro.
Le ricerche sul versante italiano
Le ricerche sul Cervino sono andate avanti per circa quindici giorni. Le condizioni dell’ambiente montano hanno reso le operazioni complesse: intervenire su pareti ripide e canali rocciosi richiede valutazioni continue sulla sicurezza delle squadre e sulle possibilità di ispezionare i diversi punti del versante.
Alle attività hanno preso parte i soccorritori della Guardia di Finanza, la Protezione Civile della Valle d’Aosta e le altre strutture coinvolte nel coordinamento delle operazioni, con il supporto delle autorità canadesi. La ricerca è stata condotta sia dall’alto sia direttamente sul terreno, per verificare le zone più difficili da raggiungere.
Durante le perlustrazioni sono stati impiegati elicotteri, droni e strumenti di analisi delle immagini basati anche sull’intelligenza artificiale. L’uso di tecnologie di questo tipo consente di esaminare ampie aree e di individuare eventuali elementi da approfondire, ma non elimina le difficoltà legate alla conformazione della montagna e alla visibilità tra rocce, creste e canaloni.
Le squadre hanno concentrato l’attenzione sui tratti che potevano risultare compatibili con una caduta in discesa. Nonostante l’ampio dispiegamento di risorse, le verifiche non hanno permesso di raggiungere McCrystal né di individuare elementi definitivi sulla sua posizione.
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