Il punto di raccolta per i parenti e la richiesta di informazioni
Al centro congressi Regent, allestito come punto di raccolta per i familiari delle vittime e dei dispersi, si sono radunate decine di persone in cerca di notizie. In questo luogo si concentrano rabbia, incredulità e paura. Le autorità e il personale sanitario cercano di fornire aggiornamenti man mano che emergono nuovi dati, ma l’identificazione di tutte le persone coinvolte richiede tempo e verifiche incrociate. Andrea Costanzo, padre di Chiara, 16 anni, di Milano, ha espresso apertamente la propria frustrazione: «Non ci dicono nulla». L’uomo spera che la figlia si trovi tra i feriti che non sono stati ancora ufficialmente identificati, consapevole tuttavia che le ore che passano rendono l’attesa sempre più difficile da sostenere.
Al Regent è presente anche Carla Massiello, madre di Giovanni Tamburi, 16 anni. La donna si rivolge a chiunque possa fornire informazioni utili: «Vi prego, aiutatemi a trovarlo». Per facilitare il riconoscimento, specifica un particolare che potrebbe rivelarsi decisivo: «Porta al collo una catenina d’oro con l’immagine della Madonna». Dettagli come questo vengono raccolti dalle autorità e confrontati con gli oggetti personali rinvenuti all’interno del locale o vicino alla scena del rogo. In queste ore, la collaborazione tra famiglie, polizia e strutture sanitarie è fondamentale per associare i nomi ai feriti ricoverati in condizioni critiche. L’assenza di riscontri immediati alimenta la sofferenza di chi attende una telefonata o un annuncio ufficiale. Le autorità svizzere, in coordinamento con le rappresentanze consolari italiane, stanno lavorando per aggiornare continuamente l’elenco delle persone coinvolte.

Nomi, storie e vite sospese dei giovani italiani coinvolti
Tra le persone di nazionalità italiana che risultano ancora disperse dopo la strage di Capodanno a Crans-Montana c’è Emanuele Galeppini, 17 anni, nato a Genova e cresciuto a Dubai. Il suo ultimo contatto con la famiglia risale alla mezzanotte, poco prima che scoppiasse l’incendio nel bar «Le Constellation». Da quel momento, il silenzio. I familiari non hanno più ricevuto messaggi o chiamate e sono in attesa di conferme da parte delle autorità. Nei registri provvisori dei dispersi compaiono anche i nomi di Achille Barosi, Riccardo Minghetti e Giuliano Biasini. Si tratta di giovanissimi che avevano raggiunto la località sciistica per trascorrere alcuni giorni sulla neve insieme ai compagni di scuola e ad altri coetanei. Per loro, come per molti altri presenti nel locale, non risultano ancora indicazioni certe sul luogo di ricovero o sull’esito dei soccorsi.
Dal racconto dei testimoni e dai primi report medici emergono inoltre storie di feriti gravi. Una di queste riguarda Chian Kaiser Talingdan, studente del liceo Virgilio di Milano, alla sua prima esperienza a Crans-Montana. Il ragazzo è stato soccorso con ustioni importanti ed è stato ricoverato in terapia intensiva insieme a Francesca Nota, sua compagna di scuola. Un soccorritore ha spiegato che Chian appariva molto spaventato, con ustioni al volto e alla bocca, e che «si è addormentato con la maschera d’ossigeno». Tra i feriti figura anche la dottoressa Alessandra Galli De Min, 55 anni, presidente dell’Associazione bellunese di Ginevra, attualmente ricoverata in un ospedale di Zurigo per le cure necessarie. Un altro nome è quello di Eleonora Palmieri, 30 anni, veterinaria originaria di Cattolica, trasferita all’ospedale Niguarda di Milano. Il padre, Alessandro, esprime riconoscenza verso il personale sanitario che la sta assistendo: «Qui sono degli angeli, noi possiamo ben sperare perché sono angeli».

L’elenco dei feriti italiani e il lavoro di identificazione
Con il passare delle ore, grazie a un costante incrocio di dati tra ospedali, forze dell’ordine e consolati, è stato possibile confermare l’identità di diversi feriti italiani coinvolti nell’incendio di Crans-Montana. Tra i nominativi attualmente noti figurano: Alessandra Galli De Min, Manfredi Marcucci, Leonardo Bove, Francesca Nota, Antonio Lucia, Eleonora Palmieri, Filippo Leone Grassi, Chian Taser Talingdan, Giuseppe Gioia, Elsa Rubbino, Gregorio Esposito e Sofia Donadio.
Si tratta di un elenco che rimane comunque parziale e in aggiornamento, poiché alcuni dei pazienti ricoverati in condizioni critiche non sono ancora stati identificati in modo definitivo. In alcuni casi, le ustioni estese o l’assenza di documenti al momento del soccorso rendono più complessa la procedura di riconoscimento. Le autorità fanno affidamento anche su elementi come descrizioni fisiche, oggetti personali, fotografie fornite dalle famiglie e, quando necessario, riscontri di tipo medico-legale. In questo quadro, lo spazio occupato dai feriti «senza nome» rappresenta per molte famiglie una speranza ancora viva. Finché non sarà completata la verifica di tutti i profili sanitari e delle persone decedute, i parenti di chi risulta disperso continuano ad attendere un segnale che possa confermare il ritrovamento del proprio congiunto tra i sopravvissuti. Parallelamente, le autorità italiane seguono passo dopo passo gli sviluppi, fornendo assistenza consolare e supporto nella comunicazione con gli ospedali svizzeri. La strage di Capodanno a Crans-Montana ha messo in luce la fragilità di una comunità giovane e internazionale, riunita in un luogo di svago trasformato improvvisamente in teatro di una tragedia. Mentre proseguono gli accertamenti sulle cause dell’incendio e sulle dinamiche esatte dei soccorsi, l’attenzione resta concentrata sulle condizioni dei feriti, sui nomi ancora da confermare e sul dolore delle famiglie italiane che attendono, tra paura e fiducia, notizie definitive sui propri cari.
Nei prossimi giorni l’aggiornamento degli elenchi ufficiali, le dimissioni dei pazienti meno gravi e l’eventuale trasferimento di altri ustionati in strutture specializzate italiane contribuiranno a delineare in modo più chiaro il bilancio complessivo delle vittime italiane e dei sopravvissuti di questa notte di Capodanno segnata dal fuoco.